Santo Stefano: perchè si festeggia il 26 Dicembre?

La celebrazione liturgica di Santo Stefano è stata da sempre fissata al 26 Dicembre, subito dopo il Natale, perché nei giorni seguenti alla manifestazione del Figlio di Dio, furono posti i “comites Christi”, cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio.

Così al 26 Dicembre c’è S. Stefano primo martire della cristianità, segue al 27 san Giovanni Evangelista, il prediletto da Gesù, autore del Vangelo dell’amore, poi il 28 i Santi Innocenti, bambini uccisi da Erode con la speranza di eliminare anche il Bambino di Betlemme; secoli addietro anche la celebrazione di san Pietro e Paolo apostoli, capitava nella settimana dopo il Natale, venendo poi trasferita al 29 Giugno.

Stefano in greco ha il significato di “coronato”. È patrono dei diaconi.

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Suo attributo sono le pietre della lapidazione, per questo è invocato contro il mal di pietra, cioè i calcoli ed è il patrono dei tagliapietre e muratori.

In realtà la festività è frutto di un’iniziativa dello Stato italiano del 1949 volta a estendere le celebrazioni del Natale, un po’ come è avvenuto per il lunedì dell’angelo (la cosiddetta Pasquetta).

Il giorno di S. Stefano è festeggiato pure in Austria, Germania, Irlanda, Danimarca, Catalogna, Croazia e Romania.

Del grande e veneratissimo martire santo Stefano, si ignora la provenienza, si suppone che fosse greco, in quel tempo Gerusalemme era un crocevia di tante popolazioni, con lingue, costumi e religioni diverse.

Si è pensato anche che fosse un ebreo educato nella cultura ellenistica; certamente fu uno dei primi giudei a diventare cristiani e che prese a seguire gli Apostoli e visto la sua cultura, saggezza e fede genuina, divenne anche il primo dei diaconi di Gerusalemme.

Di lui si parla nei capitoli 6 e 7 degli Atti degli Apostoli: si narra che i dodici Apostoli elessero sette savi, scegliendoli tra i discepoli ormai numerosi, affinché si occupassero esclusivamente di diffondere la parola di Dio.

Il primo dei sette fu proprio Stefano che si adoperò con instancabile impegno nella missione cui era stato destinato, convertendo numerosi ebrei in transito per Gerusalemme.

Ben presto però l’opera di Stefano divenne oggetto di critica da parte degli ebrei che assistevano alla conversione sempre più massiccia dei loro.

Fu così che nel 33 o 34 Stefano fu accusato di “pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”.

Catturato dagli anziani e dagli scribi, fu trascinato davanti al Sinedrio e accusato grazie a falsi testimoni.

Dopo un lungo discorso rivolto ai membri del Sinedrio, Stefano fu quindi trascinato fuori dalle mura di Gerusalemme e lapidato senza pietà.

In seguito si scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani, comandata da Saulo.