L’Ascensione e la tradizione del bacile d’acqua con i petali di rosa

Domani la Chiesa celebra l’Ascensione di Gesù in cielo, Solennità che cade ogni anno quaranta giorni dopo la Pasqua.

L’Ascensione è l’ultimo episodio della presenza terrena di Gesù secondo le due narrazioni dell’evangelista Luca (Vangelo e Atti degli Apostoli). Esso descrive la sua definitiva salita al cielo, da cui ritornerà solo alla fine dei tempi (Parusia).

Il racconto dell’Ascensione conclude le apparizioni di Gesù dopo la sua Risurrezione e rappresenta simbolicamente e proclama l’Esaltazione di Gesù Cristo risorto, cioè la sua intronizzazione alla destra del Padre, che tuttavia ebbe luogo subito dopo la sua morte.

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Fino al 1977 in Italia l’Ascensione era festa nazionale; con la legge 54 che eliminava dal calendario delle festività civili alcune feste religiose tra cui l’Ascensione, l’onomastico di San Giuseppe e il giorno del Corpus Domini.

L’Ascensione: la tradizione del bacile con acqua e rose

La tradizione campana e popolare dà una particolare importanza all’Ascensione, connessa soprattutto al valore che verrebbe conferito alla benedizione divina alle acque.

La tradizione popolare vuole, infatti, che la sera della vigilia dell’Ascensione, nella notte tra sabato e domenica, venga lasciato fuori al balcone o sul davanzale della finestra, per tutta la notte, un bacile d’acqua cosparso da petali di rosa e foglie di menta.

Secondo la credenza Gesù, a mezzanotte, salendo in Cielo alla Gloria del Padre, accompagnato dai suoi angeli, benedica quelle acque. L’usanza vuole che al mattino tutti i componenti della famiglia sciacquino il viso in segno di purificazione, previo segno della croce ed una preghiera.

Si tratta di una bellissima tradizione che si tramanda in generazione in generazione e che rivela una profanda sensibilità religiosa.