Agosto 1967: la storia di quando Agerola chiese un pezzo di Luna a Nixon

Era la fine degli anni Sessanti quando il Comune di Agerola chiese al Presidente americano Nixon una fascia di terreno lunare a scopo edilizio.

La strana richiesta aveva in realtà un fondamento ed era una sorta di vera e propria protesta da parte del Comune contro le restrizioni imposte dalla Legge – Ponte che impedivano lo sviluppo turistico ed economico di un centro di montagna che meritava una maggiore considerazione da parte delle autorità.

La richiesta di un pezzo di Luna fu presentata ufficialmente al Presidente americano e venne fatta in maniera legale. Il motivo fu che, secondo il ministero dei Lavori Pubblici, ad Agerola gli abitanti stavano “morendo soffocati” a causa del sovraffollamento delle costruzioni edilizie.

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Se in quegli anni l’Italia offrì al mondo un numero cospicuo di immigrati, Agerola fu uno dei pochi centri di montagna in cui si riuscì a frenare l’esodo della popolazione mediante un buon incremento dell’attività turistica, dovuto anche alla bellezza paesaggistica del luogo e dalla sua posizione strategica vicino la costiera Amalfitana ed il Napoletano.

L’attrattiva di Agerola crebbe talmente tanto che si arrivò ad una vera e propria congestione turistica: il paese vide più che raddoppiare il numero di presenze giornaliere per il periodo 15 giugno – 15 settembre. Da 2mila presenze del ’63 si passò a 5 mila nel ’68. Per sostenere lo sviluppo turistico gli abitanti di Agerola abbellirono e ampliarono le loro case e ne costruirono altre per affittarle ai turisti durante la bella stagione.

Il 6 agosto del 1967 venne promulgata la legge numero 765, meglio conosciuta come Legge – Ponte. Il ministero dei Lavori Pubblici incaricò un gruppo di cinque architetti di elaborare una sistemazione edilizia del comprensorio turistico della penisola sorrentina, amalfitana e del Napoletano.

A studio completato il gruppo di architetti affermò che l’indice di fabbricabilità ad Agerola era di 0,04, a confronto dello 0,1 medio. Questo comportò che il 50% delle case già esistenti di Agerola divennero “eccedenti” e si sarebbe dovuto provvedere alla demolizione.

Questo avrebbe portato al blocco del turismo nella località e non c’era da meravigliarsi se la faccenda generò vive reazioni. Il sindaco di quegli anni, Filippo Cuomo, e la sua giunta fecero presente tutto ciò a chi di competenza ma in risposta si sentirono dire che si negava la possibilità di costruire ad Agerola ma si consentiva la costruzione a 1.100 metri in località Pontechito, zona completamente isolata dalle infrastrutture ma anche da acqua e corrente elettrica. Tanto sarebbe valso costruire sulla Luna.E così si passò dalle parole ai fatti: la giunta comunale chiese a Nixon, con regolare delibera, di concedere ad Agerola un terreno sulla Luna.

Il comune di Agerola deliberò quindi di obbligare i cittadini di Agerola a spostare le case sul pianoro in alta montagna; di prenotare sul satellite Luna una fascia di terreno da mettere a disposizione degli abitanti di Agerola; di invitare l’illustrissimo presidente degli Usa a prendere in considerazione la richiesta.