La mareggiata del 1987. Trent’anni fa Amalfi e Maiori le città più colpite / Foto e Video

«’O mare fa paura. Accussì dice ‘a ggente guardanno ‘o mare calmo, calmo cumme na tavula. E dice ‘o stesso pure dint’ ‘e gghiurnate ‘e vierno quanno ‘o mare s’aiza, e l’onne saglieno primm’ a palazz’ ‘e casa e pò a muntagne». La metrica in vernacolo è di Eduardo de Filippo che a modo suo regalò una prosa a quel mare di cui, solo chi ci vive di fronte, non riesce a farne a meno.

Perché lo sente sulla pelle, tra i globuli. Perché lo rispetta prima ancora di temerlo. Già perché il mare quando si arrabbia fa paura. E lo sa bene la Costiera che troppe volte ha subito le sue incursioni fino ai piedi dei suoi palazzi. Lo sa bene Amalfi, quando da regina dei mari, fu più volte devastata da maremoti.

E rischiò che ciò accadesse esattamente trent’anni fa quando il mare tornò a fare paura. Onde lunghe, enormi, che sembravano ruggire. E sotto il cui urto cedettero chalet e infrastrutture. Ma non il molo foraneo che, seppur inghiottito dal mare, resistette alla forza sovrumana della natura. Fu solo scalfito nel proprio ventre dove il mare riuscì a scavare un vuoto poi consolidato passata la tempesta.

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Ma ciò che accadde ad Amalfi e Maiori, le due città della Costiera principalmente martoriate da quella mareggiata che durò alcuni giorni (dall’11 al 13 gennaio del 1987), fu qualcosa davvero di eccezionale. Almeno per i nostri tempi. Il mare nella cittadina capofila distrusse la darsena trasportando enormi massi sul piazzale un tempo adibito a parcheggio e dove oggi sorge la statua di Flavio Gioia. Danni rilevanti si registrarono a La Marinella, agli stabilimenti balneari, al Lido Azzurro.

Persino al bar del Beach dove il mare sfondo le vetrate entrando fino all’interno. Onde alte oltre dieci metri nei pressi dell’hotel Luna lambirono le case “annacquando” o in qualche caso spostando auto in transito. Onde spettacolari che fecero la gioia di fotografi e cineamatori. Al punto che oggi, quegli scatti, sono autentiche cartoline di un evento memorabile. Per giorni si respirò iodio a pieni polmoni e le labbra sapevano di salsedine.

Nel porto sembrava essere passato un tornado: pavimentazione sollevata, barche distrutte e trasportate dalla spiaggia alla strada rotabile. Muretti abbattuti, auto una accanto all’altra. La forza del mare fece spavento. E non accennava a diminuire. E di notte, quel mare, faceva ancor più paura. Con quel ruggito, già dal crepuscolo, faceva correre brividi interminabili lungo la schiena. Soprattutto quando iniziò ad entrare, sempre con più violenza verso la piazza.

L’acqua, dopo aver trasportato a terra di tutto spingendo persino qualche utilitaria nelle adiacenze dei negozi del lungomare, tentò l’affondo all’ingresso di piazza Duomo. Ma, per fortuna, fu solo un tentativo flebile.

«’O mare sta facenno ‘o mare» diceva Eduardo. Eccome se lo fece anche a Maiori dove la burrasca creò danni e distruzione. Trasportò ciottoli e pietre dalla spiaggia fin oltre il lungomare e la strada rotabile che unisce Vietri a Positano era in qualche caso invasa da sabbia. Quintali ne furono rimossi nei giorni a seguire quando in Costiera si fece ritorno alla normalità.

Quell’evento eccezionale servì però a rifare il look di qualche città. Su tutte Amalfi, che nel 1990 avviò il progetto di rifacimento del fronte mare con il nuovo “stradone” rialzato rispetto alla strada e lo spostamento della statua di Flavio Gioia al centro della Piazza. L’unico neo restò la Darsena, rinforzata si, dopo quella mareggiata, ma mai allungata così come prevedeva il vecchio progetto.