Territorio

Vesuvio, la terra torna a tremare. “Nessun collegamento con i Campi Flegrei”

Vesuvio. La terra torna a tremare anche nell’area craterica del vulcano: quattro le scosse registrate dall’Ingv, la più forte delle quali alle 5.55, di magnitudo 3.1 della scala Richter.

Questa serie di scosse nel Napoletano non è collegata a quelle degli ultimi giorni registrate nei Campi Flegrei, dove il fenomeno bradisismico si è intensificato con un terremoto di magnitudo 3.9 nel territorio di Bacoli rilevato ieri mattina.

Secondo gli esperti, peraltro, non si può configurare come episodio facente parte di uno sciame sismico, a differenza di quanto sta accadendo, invece, nell’area compresa tra Napoli e Bacoli, dove negli ultimi mesi con costanza si registrano terremoti avvertiti distintamente dai residenti.

Vesuvio: il parere dell’esperto sulla scossa

«Il terremoto di questa mattina si è verificato nell’area craterica del Vesuvio ed è un evento che rientra nella dinamica del vulcano – ha dichiarato Mauro Di Vito, direttore dell’Osservatorio Vesuviano al quotidiano Il Mattino -. Ce ne sono stati tre in realtà, uno di magnitudo 3.1, uno di 1.9 e uno di 1.8 ma non si tratta di uno sciame sismico. Abbastanza vicini come tempo tutti e tre in asse craterico. Per essere uno sciame sul Vesuvio ci deve essere un sisma di magnitudo 2.5 seguito da altri dieci con magnitudo oltre lo 0.5. Tengo a precisare che non c’è nessun collegamento tra questi sisma e quelli di ieri dei Campi Flegrei. Quelli del Vesuvio hanno un’origine vulcano tettonica e siamo in questo caso su un vulcano in subsidenza con terremoti molto sporadici. Il sisma di magnitudo 3.1 non è tra i più forti che si sono registrati».

Sebbene la scossa registrata stamani sia stata rilevante ed avvertita distintamente dalla popolazione, non è quella di magnitudo maggiore avvenuta nell’area: il 7 ottobre del 1999, infatti, alle ore 7,41 l’Osservatorio Vesuviano registrò un sisma di magnitudo 3.6 con epicentro sempre nell’area craterica. Ad oggi quest’ultima scossa resta ancora la più energica dopo quelle rilevate nel periodo dell’eruzione del 1944.

Andrea Bignardi

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