Secondo uno studio pubblicato nel 2025, che ha analizzato oltre 140 lavori scientifici, chi consuma quotidianamente acqua in bottiglia può introdurre nell’organismo quasi 90.000 particelle di microplastiche in più ogni anno rispetto a chi beve acqua del rubinetto. Questo dato ha riacceso la discussione sulla sicurezza dell’acqua imbottigliata e sull’impatto delle plastiche sulla salute.
Un contributo fondamentale a questo tema arriva da un’indagine della Ohio State University, che ha confrontato direttamente le concentrazioni di micro e nanoplastiche in acqua confezionata e in acqua del rubinetto. Il risultato è chiaro: le bottiglie contengono un numero significativamente maggiore di particelle, soprattutto quando si considerano le nanoplastiche, frammenti ancora più piccoli di 1 micrometro che possono penetrare le barriere biologiche e raggiungere organi e tessuti.
Il lavoro ha analizzato campioni provenienti da sei marche di acqua in bottiglia e da quattro impianti di trattamento dell’acqua del rubinetto, rilevando che le bottiglie contengono circa tre volte più nanoplastiche rispetto all’acqua potabile urbana.
Pericoli per la salute e vantaggi dell’acqua del rubinetto
La presenza di queste particelle nelle bottiglie è legata ai materiali con cui sono realizzate, come poliammide, polietilene tereftalato (PET) e polietilene. Con il tempo, e sotto l’effetto di luce, calore o movimenti, i polimeri possono staccarsi dal contenitore e contaminare l’acqua. L’acqua del rubinetto, invece, mostra un profilo differente: le particelle presenti provengono in gran parte da fonti naturali come ghiacciai, fiumi e laghi, e includono gomma ed elastomeri, oltre alle microplastiche tradizionali.

Il problema maggiore riguarda le nanoplastiche, le cui dimensioni ridottissime consentono loro di superare le difese biologiche e accumularsi nell’organismo. Anche se la scienza non ha ancora definito con precisione tutti i rischi, le evidenze attuali suggeriscono possibili effetti infiammatori, stress ossidativo, alterazioni ormonali e danni a sistema immunitario, riproduttivo e neurologico. Per questo motivo, diversi ricercatori, tra cui Megan Jamison Hart, consigliano di preferire l’acqua del rubinetto quando possibile, riducendo l’uso delle bottiglie di plastica.
Oltre alla questione della contaminazione, scegliere l’acqua del rubinetto comporta vantaggi ambientali ed economici: si riduce la produzione di plastica monouso e l’impatto dei trasporti su larga scala. Gli esperti sottolineano comunque che la qualità dell’acqua dipende dagli impianti di trattamento locali, perciò in alcune zone è consigliabile filtrarla prima del consumo.
Per ridurre l’esposizione alle microplastiche e alle nanoplastiche, l’acqua del rubinetto rappresenta una scelta più sicura rispetto a quella in bottiglia. La ricerca scientifica evidenzia che, sebbene entrambe le fonti contengano particelle, la quantità e la tipologia presenti nelle bottiglie rendono il rubinetto l’opzione migliore per chi desidera limitare la contaminazione da plastica.
