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Ravello, al teatro di Villa Rufolo apre la 47esima stagione del gruppo La Ribalta

Al teatro di Villa Rufolo in scena Doje marite geluse della compagnia La Ribalta. Il gruppo compie 47 anni: è l’associazione più longeva della Costa d’Amalfi. Su il sipario sabato 21 gennaio alle ore 19. Le repliche e il supporto della Fondazione.

La Ribalta fa quarantasette. E, anche se non è legato alla smorfia, il numero si connette indissolubilmente alla tradizione. Già, perché sono quasi 50 le primavere spente dal gruppo teatrale La Ribalta, il più longevo dell’intera Costa d’Amalfi. Si apre la nuova stagione artistica presso il teatro di Villa Rufolo.

La compagnia mette in scena Doje marite geluse, commedia brillante in due atti liberamente tratta da ‘Na paccariata di Costantino Ercolani. Grazie al supporto della Fondazione Ravello e del Comune di Ravello, il sipario del teatro di Villa Rufolo si aprirà per ospitare la 47esima stagione del gruppo. La prima è in programma sabato 21 gennaio, ore 19 con repliche il 22 e 23 gennaio e 5, 6, 10, 11 e 12 febbraio sempre alle ore 19.

Il testo scelto dal gruppo è un lavoro poco conosciuto, ignorato dalla grande critica, ma di un certo spessore letterario. La trama presenta una varietà di intrecci e una divertente comicità con un’armoniosa convivenza fra Pulcinella e Felice Sciosciammocca.

Per meglio evidenziare quegli spunti che l’autore stesso aveva sviluppato, è stata rielaborata l’opera, caratterizzando, in maniera più marcata, alcuni personaggi. Pulcinella, ad esempio, ha accentuato la goffaggine, il carattere burlesco, l’indole da buontempone; Felice Sciosciammocca invece, sarà lezioso e poetico dando all’azione una carica di vibrante comicità. Tra i due si inserisce un terzo personaggio: donna Vicenza, proprietaria della locanda, grettamente attaccata al danaro, ostinata e caparbia nei rapporti con gli altri.

A conferire un pizzico di spontaneità e originalità al contesto è Pagnottella, una graziosa bambina, sempre affamata, che si muove sempre con una pagnotta sotto il braccio, capace di conquistare la benevolenza anche dell’avara padrona di casa.

La vicenda si sviluppa, fin dalle prime battute, sulla gelosia di due mariti. Pulcinella e Felice, alimentata dalla civetteria delle rispettive mogli e scatenata dall’equivoco creato da un ritratto di un giovane tenente, capitato, per caso, prima nelle mani di Rosina, poi in quelle di Matilde.

Matteo Maiorano

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