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La lotta alla mafia ha i suoi eroi, i suoi caduti e le sue voci. Il tema che andiamo a trattare parla del primo collaboratore di giustizia, all’epoca chiamato “pentito”, cioè di Tommaso Buscetta.
Il suo nome echeggiava e spaventava durante gli anni di piombo. Sono state molte le confessioni da far accapponare la pelle. Fu il primo a parlare e ad aiutare la giustizia a capire come fossero strutturati i clan di mafia e delle cosche, oltre alle organizzazioni illecite. Portando alla luce un mondo illegale di cui non si sapeva nulla.
Venne prodotto anche un film su Tommaso Buscetta, chiamato Don Masino, del 2019 con Pierfrancesco Favino: Il traditore.
Come mai però il Buscetta era noto e conosciuto solo con il suo nomignolo?
In realtà Tommaso Buscetta non era solo Don Masino. Lui era il boss dei due mondi. Nato a Palermo nel 1928 fu uno dei massimi esponenti di “Cosa nostra”. Nato in una famiglia indigente, molto povera, si sposa giovanissimo, ad appena 16 anni.
Fu proprio in giovane età che si dedica a delle attività illegali. Nella seconda guerra mondiale non furono pochi i soggetti che riuscirono ad approfittare della situazione di estrema povertà della popolazione per arrivare ad avere una propria “fortuna” economica. Un potere che era perfino politico.
Grazie al mercato nero, sviluppatosi nella seconda guerra mondiale, per riuscire a trovare cibo e medicine, perfino nei modi più abbietti, già lo conoscevano come Don Masino. Fu nel 1945 che divenne un affiliato di Cosa nostra. La sua figura però cambio diventando un famoso killer ed ampliando poi il mercato del contrabbando.
Fu uno degli autori della strage di Ciaculli. Ebbe poi dei collegamenti con la famosa famiglia Gambino degli Stati Uniti d’America. Tornato in Italia venne coinvolto nel sequestro di Aldo Moro. Sono stati tanti i delitti che videro protagonista proprio Don Masino.
Divenne un narco trafficante e fu nella seconda guerra di mafia che il suo “potere” venne messo in discussione. Qui perse due dei suoi figli maschi, uccisi dalla Lupara bianca. Infine il colloquio con Giovanni Falcone, giudice antimafia, convinse Don Masino, Tommaso Buscetta, a diventare un collaboratore di giustizia.
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Ora passiamo a parlare del suo nomignolo, cioè di: Don Masino. Perché Tommaso Buscetta veniva chiamato in questo modo?
Risposta semplice. Masino è il diminutivo di Tommaso, il suo primo nome. Da Tommaso si arriva a “Tommasino” per poi usare il dialetto siciliano che recupera la parola “Masino”.
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Nella gerarchia della mafia il Don, si usa solo per i “padrini”, per i boss. Questo perché è un segno di rispetto, ma il diminutivo del nome rimane come segno di confidenza tra gli affiliati.
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