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Ivan Cattaneo, la confessione shock: “Mi misero in ospedale psichiatrico perché gay”

Ivan Cattaneo oltre che un cantante molto conosciuto ha dovuto fare i conti con una società che l’ha emarginato per la sua omosessualità.

L’artista ha anche raccontato che volevano chiuderlo in un ospedale psichiatrico. Il motivo sarebbe legato alla sua omosessualità.

Una confessione che lascia sconcertati. Andiamo a scoprire cos’è accaduto al cantante.

Ivan Cattaneo, la confessione shock

In un’intervista rilasciata a Verissimo subito dopo la sua avventura al Grande Fratello Vip, Ivan Cattaneo, ha raccontato quel terribile aneddoto.

A 13 anni mi ero innamorato di un ragazzo, ma all’epoca avevo letto sui giornali che questi gay, definiti ‘mostri’, per innamorarsi e correggere la loro imperfezione, dovevano diventare donne. Quindi, per avere questo ragazzo pensavo di dover diventare una donna, anche se non lo volevo, e sono andato a dirlo a mia mamma”.

I genitori di Ivan Cattaneo lo portarono dal medico per far curare il ragazzo da quella che all’epoca veniva immaginata come una malattia. E’ chiaro che si trattava di una società poco informata e bigotta.

“Lei mi ha portato da un dottore e gli ha detto che ero “un uomo sensuale”. Non sapeva nemmeno il termine! Purtroppo si è fidata di questo dottore e così mi hanno mandato in manicomio, in un ospedale psichiatrico. Invece di aiutarmi mi facevano dormire in continuazione e mi sedavano e basta”.

Quell’esperienza ha segnato per sempre Ivan Cattaneo. E’ stato il modo per capire che quella società doveva fare ancora molti passi in avanti. Il cantante ha compreso che da quel momento avrebbe dovuto cavarsela da solo.

“A un certo punto, quindi, ho capito che dovevo difendermi dal mondo perché nessuno mi avrebbe mai aiutato e ho deciso di dire che ero guarito, che stavo benissimo e non ho più affrontato il problema”.

Ivan Cattaneo ha raccontato nel corso della stessa intervista anche un altro episodio quanto meno singolare.

In seminario sono entrato nel 1965. Mi sarebbe piaciuto diventare prete, più che altro era l’unica possibilità, non vedevo altre vie e poi i miei erano molto poveri e in seminario si poteva spendere di meno per tenere i ragazzi in collegio. Sono stato lì ma piangevo e non stavo bene: mi hanno mandato in seminario per non farmi avere nessun contatto col mondo“.

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