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Chi era Angelo Formiggini: storia vera, suicidio e cause della morte

Angelo Formaggini è stato un esempio di coraggio e libertà. Decise di togliersi la vita per denunciare la violenza delle leggi razziali.

La vera storia di Angelo Formiggini

Angelo Formiggini, nato in una famiglia ebrea a Modena nel 1878, fu un editore, intellettuale e antifascista italiano. La sua carriera iniziò con l’organizzazione della Festa Tassoniana nel 1908, che portò alla pubblicazione di una raccolta di sonetti burleschi di Alessandro Tassoni. In seguito, nel 1911, si trasferì a Genova dove fondò la casa editrice che lo rese celebre.

Nel 1918 Formaggini fonda il mensile “L’Italia che scrive” che si concentra sulle informazioni bibliografiche. Tuttavia, la sua collezione più famosa è “Classici del ridere”, una serie di opere che ha l’obiettivo di educare e divertire allo stesso tempo. Nel 1921 ha fondato l’Istituto della propaganda della cultura italiana.

Con l’avvento del fascismo, Formaggini ha continuato a pubblicare libri e a dirigere il suo mensile, ma ha anche espresso apertamente la sua opposizione al regime fascista e alla politica antisemita che stava emergendo in Italia. Questo ha portato alla chiusura della sua casa editrice a causa della crisi dell’editoria italiana degli anni Trenta.

Angelo Formiggini: il suicidio

Nel 1938, Formiggini subì le conseguenze dei primi provvedimenti razziali emessi dal governo fascista e per evitare l’espropriazione, cedette la sua casa editrice e la biblioteca circolante. Tuttavia, queste misure non furono sufficienti a garantire la sua sicurezza e il 29 novembre 1938, Formaggini decise di suicidarsi gettandosi dalla Ghirlandina, il campanile principale di Modena. Il suo gesto eclatante di denuncia contro l’infamia delle leggi razziali, lo rese un simbolo della lotta per la libertà e l’uguaglianza.

Angelo Formiggini fu un intellettuale che ha dedicato la sua vita alla cultura e all’editoria, lottando contro l’oppressione e la discriminazione che il regime fascista stava imponendo alla società italiana. La sua vicenda personale e il suo gesto finale sono un monito contro ogni forma di ingiustizia e discriminazione, un richiamo alla necessità di difendere la libertà e la dignità umana.

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