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La vera storia di Shlomo Venezia

In pochi conoscono Shlomo Venezia, ma è stato un grandissimo scrittore e superstite dell’Olocausto. Oltre ad essere in pochi a conoscerlo, siamo certi che in pochi conosceranno la sua storia.

Per questo motivo, in questo articolo, vedremo tutto quello che c’è da sapere su di lui.

La biografia di Shlomo Venezia

Shlomo Venezia nasce il 29 dicembre del 1923 a Salonicco e muore il 1 di ottobre del 2012. La sua famiglia era ebrea sefardita e nel 1492 venne espulsa dalla Spagna a causa del Decreto dell’Alhambra. Insieme ai genitori e fratelli viaggiò molto e tentò di trovare una propria collocazione fino a quanto giunsero nella Macedonia greca che prima era sotto il governo veneziano e successivamente a quello ottomano.

La sua infanzia è stata particolarmente povera e ha vissuto nel quartiere ebraico di Salonicco. A soli 12 anni perde il papà e questo comportò un peggioramento delle condizioni economiche della famiglia. Quando ci fu l’occupazione tedesca della Grecia, agli abitanti ebrei italiani di offerta una possibilità di scelta: o essere rimpatriati in Sicilia o trasferirsi ad Atene.

La seconda soluzione fu devastante e fatale per Shlomo e per gli altri ebrei italiani, poiché vennero rinchiusi in una sinagoga dai nazisti. Venezia venne assegnato ad campo di concentramento di Birkenau e nell’immediato perse sia sua mamma che le due sorelle destinate alle camere a gas.

Quando era prigioniero, Shlomo era costretto a lavorare per smaltire e cremare i corpi dei deportati. Le squadre di lavoratori, in maniera periodica, venivano soppresse per evitare che ci fosse stata una diffusione di notizie. Shlomo fu uno dei pochissimi sopravvissuti di queste squadre e insieme ad un altro italiano, Enrico Vanzini, scrisse il libro in cui racconta tutte le memorie di quel periodo terribile.

Esperienza ad Auschwitz e la morte di Shlomo Venezia

Siamo a marzo del 1944 quando Shlomo Venezia fu arrestato a Salonicco. Insieme a lui vennero portate via anche la mamma, le sorelle e il fratello. Fu assegnato al campo di concentramento di Birkenau e dai medici fu dichiarato abile per il lavoro. Viene così assegnato ad uno dei creatori del campo.

Il suo compito era quello di far sparite ogni prova di quanto stava succedendo. Il fatto che sopravvisse fu anche grazie al responsabile del crematorio che decise di non partecipare alla rivolta d’autunno di quell’anno. In seguito, tutti i partecipanti vennero trucidati.

Il 1 di ottobre 2012 muore nella sua casa all’età di 88 anni e viene ricordato perché in tutti questi anni si è fatto da portavoce di quelle atrocità che si verificavano nei Lager.

Manuela Bortolotto

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Manuela Bortolotto

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