Cronaca

Ravello. Il tassista che per primo è entrato nell’autobus della morte: “Distrutto per non aver potuto fare nulla”

Sono ancora in corso le indagini sulla vicenda del tragico incidente di Ravello, avvenuto lunedì mattina sulla ex SR 373 all’altezza di Cigliano.

Primo testimone oculare della vicenda, nonchè prima persona ad allertare i soccorsi, fu Daniele Di Palma, che seguiva l’autobus nella discesa che dal centro della città della musica conduceva a Castiglione: tuttavia, la persona che per prima si è calata sul luogo in cui è precipitato il bus è stato un tassista amalfitano, Marcello Cavaliere, sopraggiunto poco dopo il verificarsi della tragedia.

La sua testimonianza è particolarmente toccante, e, stando a quanto afferma, è destinata a rimanere impressa indelebilmente nella sua memoria.

Il timore di quanti stavano percorrendo la provinciale 373 ed hanno assistito alla tragedia di Cigliano era che l’autobus potesse essere occupato da numerosi viaggiatori: un’ipotesi, questa, scongiurata proprio in seguito alle verifiche dei primi soccorritori.

Cavaliere stava percorrendo la strada da monte a valle, da Ravello verso Amalfi, a bordo del suo taxi.

Ero la prima macchina al semaforo – ha raccontato – Ho visto il pullman che volava e scivolava giù, e sentito contemporaneamente un forte rumore. Tempestivamente sono sceso dall’auto, ho messo le 4 frecce, ho chiamato subito i Vigili Urbani e sono stati allertati i carabinieri”.

Nel giro di pochi secondi, Cavaliere ha deciso di scendere direttamente sul luogo in cui il bus era precipitato dopo aver impattato contro il muretto di contenimento della 373, che era collassato.

Sono entrato nel pullman pensando di trovare dei passeggeri: era quello il timore dei presenti, che ci fossero molte persone al suo interno – ha continuato Cavaliere -. Non c’era nessuno a bordo e al contempo non ho visto l’autista. Ho iniziato ad urlare questa parola, non conoscendolo, ma di lui non ho visto alcuna traccia. Per questo motivo qualcuno ha creduto, non appena sono risalito sulla sede stradale, che fossi l’autista“.

Vaghi e concitati i ricordi dell’autobus, ridotto ad una carcassa di lamiere dopo l’impatto: “Sicuramente il parabrezza è andato in frantumi e il guidatore è sbalzato subito all’esterno nel vallone“. Dove, peraltro, solo in un secondo momento, il cadavere di Nicola Fusco è stato ritrovato.

Nonostante il grande e tempestivo impegno per cercare di salvare vite umane, tuttavia, il tassista amalfitano ha dovuto, purtroppo, arrendersi all’evidenza di una tragedia destinata a vivere nella memoria dei cittadini della Divina.

Ero abbastanza sotto choc in quel momento – ha continuato – Distrutto per non aver potuto fare nulla: da allora non faccio altro che sognare quell’autobus“.

Andrea Bignardi

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