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L’aglio germogliato si può mangiare? Ecco cosa sapere

Molti si chiedono cosa fare dell’aglio germogliato. In effetti questo ingrediente viene utilizzato per la preparazione di numerosi piatti. È sempre bene in cucina avere uno spicchio d’aglio, per aggiungerlo alle nostre preparazioni. Ma può capitare, se passa molto tempo, che l’aglio presenti qualche germoglio verde. Molti pensano che si tratti a questo punto di evitarne la consumazione. Ma scopriamone di più riguardo a questa convinzione. È vero oppure no?

Si può mangiare l’aglio germogliato?

L’aglio germogliato è assolutamente sicuro da mangiare. Infatti non si tratta di un bulbo andato a male. Probabilmente il germoglio cresce perché è stato esposto ad una luce eccessiva o ad una troppa umidità e quindi il bulbo d’aglio pensa che sia arrivato il momento di far spuntare una nuova pianta.

A volte nemmeno ci accorgiamo direttamente dal bulbo intero che l’aglio abbia prodotto dei germogli. Ce ne possiamo però accorgere quando lo tagliamo a spicchi e vediamo al centro una parte verde.

Le alternative a questo punto sono due: possiamo rimuovere la parte verde oppure possiamo utilizzarlo anche con tutto il germoglio, perché non comporta affatto problemi. Naturalmente altro discorso è quando si tratta della formazione di muffa. Ecco che cosa fare anche in questo caso specifico.

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Non è sicuro mangiare l’aglio ammuffito

Se l’aglio germogliato si può mangiare in maniera sicura, lo stesso non si può dire dell’aglio ammuffito, che invece dovrebbe essere evitato. Ma come fare ad accorgersi che si è formata la muffa?

In genere ce ne possiamo accorgere dal fatto che qualche spicchio ha cambiato colore ed è diventato di una tinta verde-bluastra. L’aglio ammuffito, inoltre, può apparire piuttosto polveroso.

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Per evitare tutto ciò bisogna badare alla corretta conservazione di questo ingrediente. Infatti i bulbi conservati in maniera integra in un luogo fresco ed asciutto possono durare anche fino a 6 mesi. Non bisognerebbe mettere l’aglio in frigorifero. Basta infatti un sacchetto di carta.

Gianluca Rini

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