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La vera storia di Marta Russo la studentessa uccisa alla Sapienza: genitori, sorella e omicidio

Il nome di Marta Russo è da ricondurre ad un fatto di cronaca risalente al 1997, quando la ragazza venne colpita da un colpo di pistola e morta qualche giorno dopo in ospedale. Scopriamo insieme chi era e cosa è accaduto.

Marta Russo, una vita stroncata

Dell’omicidio di Marta Russo non se ne è parlato molto perché si è verificato all’interno di un luogo molto particolare, ossia La Sapienza di Roma. Si sospettò che i media vennero messi a tacere, anche se non vi è mai stata una certezza a riguardo. Marta era una studentessa classe 1975 iscritta a Giurisprudenza e a maggio del 1997 si trovava insieme alla sua amica Jolanda nel vialetto interno dell’ateneo.

Erano le 11.42 quando la testa di Marta viene raggiunta da un proiettile che le entra dalla parte dietro dell’orecchio e si frantuma in 11 pezzi all’interno della testa, causandole dei danni permanenti. I testimoni parlarono di un colpo vagante e soprattutto come se fosse silenziato da qualcosa. Tra i soccorritori c’era anche lo zio che lavorava all’università.

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La giovane Russo viene trasportata d’urgenza al Policlinico Umberto I dove arriva già in coma. Quattro giorni dopo i medici ne constatavano la morte cerebrale. Nella notte del 14 maggio, i macchinari che tenevano in vita Marta vennero spenti e gli organi vennero donati. Questa era stata una delle volontà espresse dalla ragazza un giorno qualunque, dopo aver visto un servizio in televisione.

Chi sono i responsabili dell’omicidio di Marta Russo?

Marta Russo era una giovane e bellissima ragazza, studentessa di giurisprudenza che sognava di diventare avvocato. Quel colpo alla testa però le fu fatale anche se fino all’ultimo si sperava. Nel 2003 grazie ad una testimonianza viene condannato per omicidio colposo in maniera definitiva Giovanni Scattone, l’assistente di filosofia del diritto.

Oltre a lui, Salvatore Ferraro viene accusato di favoreggiamento personale. Mentre il primo è ritenuto responsabile di aver maneggiato la pistola e di aver esploso il colpo, il secondo è stato accusato per aver taciuto e portato via l’arma. Ancora oggi, non si sa per quale motivo sia stato sparato quel colpo e soprattutto perché in direzione di Marta Russo.

Si pensò che si trattò di un attentato per mano della mafia, o anche un gesto ad opera di un ex ragazzo o semplicemente di una bravata da parte dell’assistente che ha toccato qualcosa che non avrebbe dovuto. Ad ogni modo, questo caso venne tenuto nel più silenzio possibile sia per  luogo dove si è verificato, ma anche per le pochissime prove che si avevano in quel tempo.

Manuela Bortolotto

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