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Ha un proiettile nella schiena: lo rimuove dopo 15 anni

Sembra una storia incredibile, eppure è accaduta veramente. È la storia di Erica Miles, una donna che ha tenuto nella sua schiena un proiettile per 15 anni. Tutto è cominciato quando ancora Erica era una studentessa ed è stata coinvolta in una sparatoria. Era il 2005 e in quell’occasione un proiettile l’ha colpita alla schiena.

Subito la ragazza è stata portata all’ospedale, ma i medici hanno preso una decisione importante. Ecco qual è la sua storia e che cosa è successo dopo 15 anni.

La decisione dei medici riguardo al proiettile

Quando Erica Miles, dopo la partita di football che l’aveva coinvolta in una sparatoria, è stata portata in ospedale, i medici hanno constatato la presenza di un proiettile nella schiena della ragazza.

Tuttavia hanno preso una decisione categorica, perché hanno deciso di non estrarre il proiettile in quanto, trovandosi vicino alla spina dorsale, l’operazione sarebbe stata piuttosto pericolosa.

Così nel corso del tempo, per circa 15 anni, la donna ha portato avanti la sua vita in maniera normale, perché il proiettile non le dava alcun fastidio. Infatti, la stessa Erica Miles, come ha raccontato in televisione, non ha mai sentito niente e nel corso degli anni non ha mai avvertito un eventuale movimento del proiettile all’interno del proprio corpo. Ma all’improvviso qualcosa è cambiato.

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Cosa è successo dopo 15 anni

Una notte Erica Miles si è svegliata in preda ad un mal di schiena terribile. È stato a quel punto che ha sentito il proiettile muoversi, perché dalla parte superiore della schiena si era spostato nella parte inferiore.

La donna avvertiva la posizione differente e quindi, spaventata per ciò che era successo, è stata portata subito in ospedale ed è stata sottoposta ad un intervento chirurgico per rimuovere il proiettile.

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I medici hanno spiegato che, anche se sembra strano lasciare oggetti estranei all’interno del corpo, il tutto corrisponde ad una pratica comune che afferma di rimuovere gli oggetti soltanto in caso di pericolo di vita per il paziente.

Gianluca Rini

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