Cultura

Mater, la mostra contemporanea di Nahlè ad Amalfi

S’inaugura oggi ad Amalfi Mater, la mostra d’arte contemporanea dell’artista Marwan Nahlè. L’evento, curato da Lucia Somma, sarà trasmesso in streaming a partire dalle 17 di oggi sul canale YouTube del Centro di Cultura e Storia Amalfitana. I dettagli.

Una mostra contemporanea che esprime in pieno il métissage culturale post-moderno. Si chiama Mater e prenderà il via oggi pomeriggio alle 17 presso la Biblioteca comunale di Amalfi. L’evento in cartellone fino all’otto gennaio prossimo. Presenti, tra gli altri, Aniello Ertico, presidente Porta Coeli Foundation, Donato Faruolo, direttore artistico Porta Coeli Foundation. A curare la mostra Lucia Somma. A coordinare Giovanni Camelia, direttore del Comitato Scientifico del Centro di Cultura e Storia Amalfitana.

L’ARTISTA – Marwan Nahlè nasce il 6 febbraio 1965 a Beirut in Libano, figlio del famoso artista Wajih Nahlè. Marwan frequenta le scuole in Libano durante la Guerra Libanese, in seguito studia in Germania al Goethe Institut Boppard. Il giovane Marwan espone le sue opere per la prima volta nel 1988, all’età di 23 anni.

Marwan vive diversi anni a New York e Los Angeles, oltre a Salt Lake City, Portland, Arizona e Hawaii. Ha esposto le sue opere in Libano e negli Stati Uniti, oltre che in Australia, Francia, Germania, Giordania, Grecia, Italia, Spagna, Svizzera.
Nel 2021 si trasferisce in Basilicata con la sua famiglia per condurre una residenza artistica sui temi della ricerca spirituale legata ai culti e ai pellegrinaggi mariani e non solo.
Marwan è un artista che esprime in pieno il métissage culturale post-moderno. Un nomade sospeso tra Oriente e Occidente, fra tradizione e modernità. Nei piccoli dipinti ad acrilico è il colore il protagonista assoluto: un colore suggestivo, coinvolgente, emozionale. Le visioni di Nahlé in bilico tra figurazione e astrazione, realtà e immaginazione, veglia e sogno, spiritualità e materialità, presente e memoria, chiamano in causa molti precedenti.
Le figure indefinite e i paesaggi fluidi di Nahlé emergono incerti da un microcosmo amorfo e caotico ma pulsante di un movimento vitale, come evanescenti tracce percettive sospese sulla soglia della coscienza pronte ad essere captate dall’occhio e dalla psiche di chi guarda.
Matteo Maiorano

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