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James Conlon e la Cherubini protagonisti del Concerto all’alba di Ravello

Il Concerto all’alba di Ravello è diventato oramai un vero e proprio rito. Al Ravello Festival, come da tradizione, il passaggio dalla notte al giorno in musica è atteso da un numero sempre crescente di appassionati e, per questo, sempre più ambito.

Le norme sul distanziamento hanno imposto una riduzione della capienza massima della tribuna di Villa Rufolo che quest’anno può ospitare circa 300 spettatori. I biglietti disponibili per il Concerto all’alba dell’11 agosto (inizio alle ore 5) sono andati esauriti in circa 40 minuti dall’apertura delle vendite. Le emozioni uniche per il lento apparire della luce e poi del sole che fa capolino dai monti che incorniciano il golfo saranno scandite dai giovani talenti dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini guidata da James Conlon direttore musicale dell’Opera di Los Angeles.

Conlon, che ritorna a Ravello dopo l’esibizione del 2016 quando diresse l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai con il premio Oscar Tim Robbins come voce recitante, ha scelto per la formazione-gioiello di Riccardo Muti, strumento privilegiato di congiunzione tra il mondo accademico e l’attività professionale, un programma monografico, dedicato al Beethoven delle Sinfonie n.8 e n.6. L’Ottava, con il suo colore un po’ “retrò”, rivela il proprio carattere “umoristico”, unitamente al sorriso beffardo del genio, che qui offre prova del proprio eclettismo.

La Sesta è un giro di boa nello svolgimento creativo di Beethoven: è la grande dissolutrice del “patetico”, nel senso che, dopo la Pastorale, le passioni e il dolore non saranno più sentiti nella propria carne, ma contemplati a una certa distanza, come rivissuti nel ricordo. La “Pastorale” ha quale tema il sentimento della Natura, carissimo al compositore, che sin dal 1800, trascorreva regolarmente i mesi estivi nella campagna attorno a Vienna, poiché “nessuno può amare la campagna quanto io l’amo: infatti boschi, alberi e rocce producono davvero quell’eco che l’uomo desidera udire”.

In questa sinfonia, tuttavia, Beethoven non si limita a una semplice descrizione della natura, ma si propone lo scopo, come egli stesso scrive, di far sì che essa, grazie alla magia degli strumenti musicali, manifesti solo sentimenti. Dopo l’eloquenza delle precedenti opere, la Sesta sembra una sinfonia taciturna, una musica che lascia parlare le cose e sembra più ascoltare che affermare, attraverso quell’elemento discriminante che è appunto il sentimento della natura che diventa bisogno fisico e spirituale, oggi più che mai.

Redazione Web

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