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Chi era Mario Meneguzzi, lo zio di Emanuela Orlandi accusato di molestie

Il nome di Mario Meneguzzi, zio di Emanuela Orlandi, ha fatto ritorno nelle indagini sulla scomparsa della giovane, un giallo che da 40 anni tiene con il fiato sospeso l’Italia e il mondo. Le ultime notizie parlano di documenti consegnati alla procura di Roma che farebbero luce su possibili connessioni tra Meneguzzi e il caso di Emanuela. Ma chi era davvero Mario Meneguzzi?

La figura di Mario Meneguzzi

Meneguzzi, oggi deceduto, è stato per anni gestore di un bar alla Camera dei Deputati. L’uomo ha sempre mantenuto di trovarsi a Torano, in provincia di Rieti, il giorno in cui sparì Emanuela, sua nipote. Tuttavia, nei documenti recentemente consegnati dal promotore di Giustizia Vaticano Alessandro Diddi, si parla di presunte molestie subite da Natalina Orlandi, sorella di Emanuela, da parte di Meneguzzi. Questo ha riaperto le ipotesi che l’uomo potrebbe aver riservato lo stesso trattamento anche alla nipote.

Le indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi

Gli investigatori dell’epoca concentrarono le loro indagini su Meneguzzi immediatamente dopo la scomparsa di Emanuela. La pista venne tuttavia abbandonata quando Papa Giovanni Paolo II parlò pubblicamente di un presunto rapimento, ipotizzando in privato un legame con il terrorismo internazionale dietro la sparizione della ragazza.

Da quel momento, la luce degli accertamenti si spostò su altre ipotesi, tra le quali spiccarono il rapimento per terrorismo internazionale, l’abuso su minori e il coinvolgimento della cosiddetta Banda della Magliana, un’organizzazione criminale romana.

La riaccesa delle ipotesi sulla connessione familiare

Oggi, a distanza di anni, la pista ‘familiare’ riguardante Meneguzzi sta tornando in auge. Le rivelazioni recenti, tuttavia, hanno scatenato le proteste del fratello di Emanuela, Pietro Orlandi. Pietro ha espresso il suo disgusto e la sua indignazione verso queste nuove teorie, dichiarando: “Oggi ho capito che sono delle carogne. Hanno deciso di scaricare tutto sulla famiglia, senza vergogna, senza vergogna, mi fanno schifo”.

Gervasio Mollica

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Gervasio Mollica

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