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Sara Pinna è una giornalista sportiva che non ha mai fatto parlare di sé. Almeno fino a qualche giorno fa, in cui è al centro di critiche e polemiche per un accadimento poco piacevole nei confronti di un bambino. Ecco cosa è accaduto.
Sara Pinna è una giornalista sportiva che lavora nella emittente locale Tva Vicenza nel programma Terzo Tempo. Nella giornata del 20 maggio, come al solito, Sara era in studio e doveva commentare Cosenza contro Vicenza che si è conclusa con la prima salva e la seconda retrocessa in serie C.
Un bambino con il suo papà si avvicina al giornalista Andrea Ceroni e al cameramen che si trovavano fuori dallo stadio Marulla. Il piccolo davanti alla telecamera ha esultato per la vittoria della sua squadra del cuore e ha affermato: “Lupi si nasce!“. Una frase a cui la giornalista ha dato una risposta inaspettata.
“E gatti si diventa” sono state le parole di Sara Pinna a cui ha aggiunto che prima o poi sarebbero venuti anche loro in Pianura per cercare un lavoro. Il realtà, la risposta è passata abbastanza inosservata inizialmente. Poi però è scoppiata una bomba mediatica che ha visto la giornalista al centro di insulti e polemiche. È stata anche accusata di aver pronunciato una frase a sfondo razzista e di cattivo gusto.
A questa frase ne è seguita anche una lettera del papà del bambino, che si è sentito offeso e molto arrabbiato. La giornalista ha capito sin da subito di aver sbagliato e ha risposto con delle scuse pubbliche.
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Sara Pinna, in verità non è una giornalista, ma una conduttrice. È stata lei stessa ad ammetterlo. Dopo aver capito il suo errore, ha provveduto a chiedere scusa al papà del bambino al telefono per poi proseguire con le scuse pubbliche in cui ha ammesso il suo sbaglio. Ha chiesto scusa al bambino, alla famiglia e a tutti i tifosi del Cosenza che in qualche modo si sono sentiti offesi per una brutta frase che ha pronunciato. Oltrettutto, non sono nemmeno pensieri sentiti.
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La Pinna ha voluto spiegare le sue origini e ha ampiamente ribadito di non avere alcun pensiero razzista, soprattutto nei confronti di un bambino che esultava solamente per la sua squadra del cuore.
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