Territorio

Quando Giorgio Napolitano ricordò Francesca Mansi cinque giorni dopo l’alluvione di Atrani

Ci furono anche la Costiera Amalfitana e l’annosa problematica del dissesto idrogeologico tra gli argomenti affrontati da Giorgio Napolitano in occasione del discorso tenuto presso il Teatro Augusteo di Salerno durante la sua visita del 14 settembre 2010, l’ultima di un Capo di Stato nel capoluogo.

In effetti, la problematica del dissesto idrogeologico emergeva in quei giorni in modo ancora più evidente siccome erano trascorsi appena cinque giorni dalla tragica alluvione di Atrani, che il 9 Settembre, aveva evidenziato con tutta la sua forza le criticità di un territorio oggi, purtroppo, ancora irrisolte.

Risultava, infatti, ancora dispersa la giovane Francesca Mansi, poi ritrovata quasi venti giorni dopo a largo delle Eolie.

Penso a quanto è accaduto di terribile ad Atrani. Rivolgo il mio pensiero commosso alla memoria di Francesca, la ragazza laureata che lavorava in un bar e che è stata travolta in quel modo – dichiarò Napolitano nel nucleo centrale del suo intervento, dopo aver ricordato il sindaco di Pollica Angelo Vassallo, scomparso pochi giorni prima, il 5 Settembre, per mano della criminalità organizzata – L’Italia, ed in modo particolare il Mezzogiorno, presentano territori ad elevato rischio sismico ed anche ad elevato rischio idrogeologico, anche per effetto di un vero e proprio dissesto prodottosi nei decenni. Vogliamo o no mettere fra le priorità l’esigenza di porre in sicurezza la vita delle nostre popolazioni?”.

L’allora presidente della Repubblica era stato cinque mesi prima, in occasione della Pasqua, in visita in Costiera Amalfitana. Aveva soggiornato a Positano, presso l’Hotel San Pietro, e si era recato, a bordo di una motovedetta della Capitaneria di Porto di Salerno, anche per una breve ma intensa visita a Minori, dove su iniziativa del sindaco Andrea Reale e di un suo storico amico, il filosofo Tullio Gregory, aveva ricevuto il Premio di Letteratura Enogastronomica. Qui tutti i dettagli di quei giorni.

Andrea Bignardi

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