Foto di Teresa Fusco
Ad Amalfi la sera del Venerdì Santo torna la suggestiva processione del Cristo morto, uno degli eventi più attesi nell’Antica Repubblica Marinara, carico di fede e di suggestione.
Al calar del sole di Venerdì Santo, infatti, l’antica città marinara si appresta a rivivere uno dei momenti di fede più sentiti nel corso della Settimana Santa e dell’intero anno liturgico. La tradizione religiosa, perpetuata dalla Reale Arciconfraternita dell’Addolorata, inizia alle 2, al termine della Santa Messa, quando la città si spegne restando illuminata dalle sole fiaccole e dai bracieri accesi.
Nel silenzio, alla luce delle fiaccole tremanti iniziano a scendere dalla scalinata del Duomo di Sant’Andrea i battenti, incappucciati penitenti vestiti di bianco, che precedono l’uscita della bara con il Cristo morto seguito dalla Vergine Addolorata.
E’ proprio l’uscita della statua ottocentesca del Cristo morto dal Duomo di Sant’Andrea il momento più commovente di tutta la processione: nel silenzio un rullo di tamburi precede le note della canzone “Sento l’amaro pianto” di Tirabassi mentre il corteo processionale che si snoda per le vie del paese.
Ai piedi della scalinata del Duomo una folla traboccante resta ferma in preghiera e in silenzio, ferma per celebrare un suggestivo rito di fede collettiva.
Il lento incedere della processione è, inoltre, sottolineato dai battenti, che con le loro voci si fanno carico di cantare lo strazio per la morte del figlio della Madonna Addolorata, la cui statua accompagna quella del Cristo.
Unico e struggente l’accompagnamento musicale, fatto di canti che risvegliano nelle carni del popolo il dolore atroce della madre che segue il feretro del figlio unigenito. Un rito di fede, un rito suggestivo, un rito di intensa partecipazione e di singolare spettacolarità, che richiama ad Amalfi ogni anno centinaia di persone, suscitando, inoltre, interesse nei tanti turisti che vi trascorrono le festività pasquali.
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