Il giorno di Tutti i Santi o Ognissanti: storia e tradizioni

Oggi 1 Novembre ricorre la festività di Ognissanti, conosciuta meglio come Tutti i Santi, festa religiosa ma anche civile visto che in questo giorno non si lavora.

La festa di Tutti i Santi affonda le sue origini nell’era paleo-cristiana, stiamo parlando almeno del IV secolo d.C.

A quell’epoca questo giorno ricorreva in primavera e non in autunno, come accade oggi.

Oggetto della festività di Ognissanti, come suggerisce il nome, sono proprio tutti i Santi e le Sante di Dio, secondo la religione cattolica: se pensate che ogni giorno si celebra almeno un Santo e i Santi riconosciuti dal Vaticano sono più di 365, allora c’è bisogno di un giorno dove tutti indistintamente vengano celebrati e ricordati per le loro gesta e/o il loro martirio.

La festa di Ognissanti è diventata parte del calendario cattolico e di quello civile per opera di papa Gregorio IV che nell’anno 835 d.C. chiese al re franco Luigi il Pio di fissarla come festa di precetto il 1 Novembre di ogni anno.

Come mai proprio il 1 Novembre?

James Frazer, antropologo, ci dice che prima di divenire un festività ufficiale, Ognissanti si celebrava già in Inghilterra, paese dove prima abitavano i Celti, e che la Chiesa scelse questa data per dare una sorta di continuità con il Samhain, come richiesto dal mondo monastico irlandese.

Il Samahain è l’antica festa di Halloween, con la quale si celebrava il nuovo anno ma si ricordavano anche le anime dei propri morti, ed era di origine celtica.

La tattica della Chiesa era evidente: cercare di cristianizzare le antiche usanze pagane.

E non a caso, si fissò poi il 2 Novembre la Commemorazione dei Defunti.

Ma quali sono le tradizioni per questa festa di Tutti i Santi nel Sud Italia?

Andiamo a vedere in alcune regioni del Mezzogiorno come si festeggia.

In Puglia la sera prima del 2 si usa addobbare e imbandire la tavola per la cena con pane, acqua e vino destinati ai defunti che si crede tornino in casa a far visita alla famiglia, fino a Natale o all’Epifania.

In Basilicata invece, si pensa che il 1 novembre i morti scendano in città dalle colline del cimitero, con un cero acceso nella mano destra, tanto è vero che il 2 le donne ripetono il pianto funebre vicino alle tombe. Anche in questa regione si prepara la tavola imbandita la sera dell’1 per accogliere le anime dei propri cari morti che arrivano in visita.

E da noi in Campania?

Sappiate che nel dopoguerra, nei quartieri popolari di Napoli, si andava in giro con un cartone a forma di bara detto “u tavutiello” gridando “Famme bene, pe’ li muorte: dint’a ‘sta péttula che ‘ce puórte? Passe e ficusecche ‘nce puórte e famme bene, pe’ li muorte” – cioè Fammi del bene per i morti: in questo grembiule che ci porti? Uva passa e fichi secchi porti e fammi del bene, per i morti.

La sera prima del 2 anche a Napoli e dintorni si preparavano le tavole imbandite per rifocillare i defunti in visita.