Tramonti protagonista sulla rivista “Cucina a Sud”: i sapori, i profumi e i colori del Polmone Verde della Divina

Tramonti Magica – Scopriamo l’anima della Costiera” questo il titolo dedicato al Polmone Verde della Divina dalla rivista “Cucina a Sud”.

Un viaggio tra i sapori, i profumi e i colori del paese collinare della Costiera Amalfitana, luogo unico nel suo genere per le bellezze naturalistiche e paesaggistiche, unite ad un paniere enogastronomico d’eccellenza.

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Tramonti è il paese perfetto per chi è alla ricerca di ritmi lenti, di un luogo magico dove fare riposare l’anima ed il corpo. Appartato e, nello stesso tempo, vivace come gli altri centri della Costiera Amalfitana di cui è parte integrante.

Immerso nelle fascinose atmosfere che conquistarono i viaggiatori stranieri dell’Ottocento che la elessero a loro ideale Porta del Paradiso e così descritta dallo storico e medievista tedesco Ferdinand Gregorovius: “Cime di monti alte fino a toccare le nuvole si ergono scoscese,  nella luminosità del sole che fa apparire il mare ai nostri piedi sempre più azzurro, il colore bruno dei monti forma un magnifico contrasto col cielo e col mare…”.

Colori – è il caso di Tramonti – che si amalgamano pur conservando la loro individualità dando vita ad un viaggio sempre cangiante dove l’ovvio, il già visto non esiste e che ammalia con l’ospitalità, la cucina dove il mare incontra la terra ed una natura incontaminata che ricorda quelle delle fiabe. Un prezioso unicum che il turista attento, fuori dal coro può scoprire percorrendo i sentieri che si snodano lungo i borghi, gli antichi casali che compongono il paese, variegati e, quindi, adatti sia all’esperto escursionista che a chi preferisce semplicemente passeggiare.

Immancabile, ovviamente, il racconto della storia della pizza strettamente legata a Tramonti uno dei paesi simbolo per quanto riguarda il piatto più conosciuto e amato dagli italiani.

Che la pizza sia gloria e segno distintivo di Napoli è incontrastata verità ma come molti sanno, il merito di averla resa famo-sa in tutto il mondo va ad un figlio della Costiera Amalfitana Raffaele Esposito detto “’Nas ‘e cane” che la lasciò alla ricerca di migliori condizioni di vita trasferendosi a Napoli dove verso il 1870 subentrò nella gestione di una pizzeria-osteria in funzione dalla metà del 1700 in Via Sant’Anna di Palazzo.

Nel giugno del 1889 venne invitato al Palazzo di Capodimonte dove la famiglia reale trascorreva le vacanze estive per preparare una delle sue famose pizze e lui, da astuto esperto di marketing, omaggiò la regina Margherita di Savoia inventandone una a cui diede il nome dell’augusta sovrana, caratterizzata dai colori della bandiera italiana: il
rosso del pomodoro (il “re fiascone”, altro prodotto made in Tramonti, così chiamato in omaggio alla visita, nel 1878, di re Umberto I a Napoli), il bianco fior di latte dei Monti Lattari, il verde del basilico. La pizza piacque come risulta dalla lettera a firma del capo dei servizi di tavola della Real Casa Camillo Galli che scriveva: “le confermo che le
tre qualità di pizze da Lei confezionate (una era a base di pomodoro, alici, aglio, origano ed olio) per Sua Maestà la Regina vennero trovate buonissime”.

Un successo in cui c’è il contributo fondamentale dei contadini, dei casari e dei mugnai di Tramonti che ne fornivano gli ingredienti e che la pizza la facevano da secoli. A prepararla erano le donne che con cadenza settimanale o quindicinale si dedicavano alla “cotta di pane”, quello dal colore scuro fatto con grani poveri – farro, segale, miglio
ed orzo – e che testavano la temperatura del forno a legna, presente in tutte le case, cuocendo una focaccia che insaporivano con quello che avevano in dispensa: pomodori, olio d’oliva, aglio, origano, sugna, lardo.

La “pizza nera”, simbolicamente legata al colore del lutto, ancora oggi mangiata il 2 novembre a mezzogiorno durante la Commemorazione dei Defunti. Proprio come quando le donne impegnate nella pulizia e nell’ornamento delle tombe e nella veglia notturna non avendo tempo  per cucinare acquistavano, cosa rarissima visto che per le “regine della famiglia” era obbligo morale farlo le pizze preparate dal panettiere “Mattiuccio” Apicella e vendute davanti al Camposanto dal garzone “Aniello ‘e Cangiull”, in ceste di vimini, ripiegate “a portafoglio” e avvolte nella carta oleata. Saperi e sapori che le donne e gli uomini di Tramonti, costretti proprio come “Nas ‘e can” ad emigrare per sfuggire alla miseria della seconda guerra mondiale portarono nell’Italia settentrionale e all’estero.

Spazio poi a due delle tipicità e dei simboli del Polmone Verde della Costiera Amalfitana ovvero il fior di latte “L’oro bianco dei casari” e del vino Tintore che colora e anima le tavole degli abitanti di Tramonti e non solo.