Cronaca

Tragedia di Furore, la famiglia di Adrienne Vaughan accusa: «Circostanze davvero scioccanti»

Prosegue la battaglia legale sulla tragedia avvenuta al largo di Furore nell’agosto 2023, quando Adrienne Vaughan, manager americana della casa editrice Bloomsbury, perse la vita a seguito della collisione tra il gozzo “Saint Tropez” e il veliero “Tortuga”. Dopo la chiusura delle indagini da parte della Procura di Salerno, emergono nuove prese di posizione e accuse incrociate.

«Milioni di turisti visitano la Costiera Amalfitana ogni anno, con l’aspettativa che i servizi siano gestiti in modo conforme alle leggi ed agli standard di sicurezza. Le particolari circostanze di ciò che è accaduto prima e dopo il tragico incidente che ha ucciso Adrienne sono davvero scioccanti», ha dichiarato Mike White, marito della vittima a Il Mattino.

Secondo il team legale della famiglia Vaughan, composto dagli avvocati Marco Bona, Anna Graziosi, Dario Costanzo, Giulia Oberto e lo studio statunitense Kreindler & Kreindler, l’incidente «sarebbe stato completamente evitabile se tutte le parti coinvolte avessero operato nel rispetto delle norme di sicurezza». Gli avvocati puntano il dito contro la Daily Luxury Boat, accusata di «depistaggio» e gravi omissioni, e sollevano dubbi anche sulla sicurezza a bordo del veliero Tortuga, lamentando l’assenza dell’uso del fischio di segnalazione e l’organizzazione di una festa che avrebbe compromesso la visibilità.

Secondo quanto riporta Il Mattino sul fronte opposto, arriva la replica del difensore del comandante del Tortuga, l’avvocato Daniele Varini: «Anche la consulenza della procura ha accertato che il Tortuga possedeva tutte le certificazioni necessarie. Non c’è alcun dato certo circa il mancato uso del fischio, e il comandante Antonio Gallo ha agito correttamente secondo le analisi e simulazioni tecniche svolte».

Le indagini della Procura, coordinate dal procuratore Giuseppe Borrelli, hanno portato all’iscrizione di quattro persone nel registro degli indagati: Elio Persico, skipper del gozzo, gli armatori Beniamino Mellino e Rosa Caputo e l’amministratore Enrico Staiano. Contestate, a vario titolo, ipotesi di omicidio colposo, frode processuale e violazione dei doveri di custodia giudiziaria. Secondo gli accertamenti, Persico avrebbe guidato il gozzo sotto effetto di stupefacenti e alcol, mentre restano dubbi sulla reale integrità tecnica dell’imbarcazione al momento della tragedia.

Redazione Web

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