Test burkini a Napoli: la città regala una storia di civiltà e accoglienza

La parola “burkino” è ormai entrata nel vocabolario comune o quasi. Con tale termine viene indicato il “costume” utilizzato dalle donne mussulmane per coprire completamente il corpo, lasciando libero solo il volto. La versione estiva del burka sta facendo discutere il mondo, tanto che in alcuni paesi, come la Francia, è stato istituito in vero e proprio divieto. E’ proibito alle donne indossare il burkino per scendere in spiaggia. In questo contesto non vogliamo disquisire sul fatto se sia giusto o meno lasciare alle donne la libertà di indossare il burkino ma vogliamo raccontarvi una storia che conferma ancora una volta, semmai ce ne fosse stato bisogno, quanto Napoli sia una città unica e amante del vivere civile.

La giornalista de “Il Mattino” Raffaella Ferrè nei giorni scorsi ha portato avanti un esperimento a dir poco geniale. Ha indossato il tanto discusso burkino, confondendosi tra i turisti e i cittadini di Napoli, il tutto ripreso da un reporter che ha vissuto l’esperienza a pochi passi dalla giornalista. Il primo incontro è con un uomo davanti a Castel dell’Ovo che come tanti scavalca il muretto per prendere posto sugli scogli. Il signore capendo che la Ferrè, nascosta dal suo burkino, vorrebbe fare la stessa cosa si presta immediatamente per aiutarla. Dopo aver trascorso qualche minuto a pochi metri di distanza l’uomo dice una frase semplice ma pregna di significati:«No racìsm a Napoli. A Torino o Milano, a Napoli no. Tu tranquilla, ci sono io», il tutto mentre l’uomo con la mano colpisce il petto più volte, in segno di protezione.

Dopo un breve passaggio sulla piccola “spiaggia” artificiale del “Mappetella Beach” la Ferrè viene avvicinata da un uomo che prova a corteggiarla, ma per stessa ammissione della giornalista, nel tentativo di approccio non c’è stato nessun tipo di molestia o commento sgradevole. L’esperimento continua nel piccolo Lido Mappetella dove la protagonista si avvicina ad alcune donne, chiedendo di potersi accomodare di fianco a loro. Immediatamente le bagnanti la accolgono e una di queste mostra molto interesse per la storia di vita, del tutto inventata, della Ferrè. Solo una delle donne ridacchia il lontananza ma subito viene messa a tacere con una conversazione di questo tipo:«E si ce fa zumpà all’aria?», chiede la donna maliziosa. La replica delle altre è piccata e decisa: «È ‘na guagliona, che ce fa zumpà. Tene diritto pure essa a sta ‘ncopp’a spiaggia!».

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A quel punto ci pensa il reporter che accompagna la Ferrè a complicare ancor di più la situazione, avvicinandosi e scattando alcune foto. La reazione dei bagnanti è unanime: «Lasciala stare» continuano a ripetere, un modo per proteggere quella donna oggetto delle attenzioni della macchina fotografica. In pochi istanti molti curiosi si avvicinano e quindi la Ferrè decide di andare via.

Vogliamo concludere questo nostro racconto riproponendo la stessa parola che la giornalista de “Il Mattino” utilizza in chiusura del suo articolo parlando con i napoletani: «Grazie. Grazie perchè troppe volte Napoli viene visto con un occhio troppo condizionato dalla mediaticità di alcune realtà. La città del sole, della pizza e del mandolino sa regalare esperienze ed emozioni che chi si affida ai racconti fittizi e troppo volte contaminati dalla televisione non può cogliere. Napoli ha come tutti le grandi metropoli aspetti sui quali bisognerebbe intervenire, in alcuni casi con molta fermezza e determinazione, ma ha dimostrato una volta in più, semmai ce ne fosse stato bisogno, che in quanto a civiltà e amore per l’altro è tra le più sensibili e accoglienti al mondo».