La Manovra Finanziaria 2026 introduce una misura di grande rilievo sociale rivolta alle famiglie che assistono persone con disabilità.
Attraverso un emendamento specifico, viene previsto un reddito di cura mensile tra i 400 e i 600 euro, destinato ai caregiver familiari che si dedicano quotidianamente alla cura non professionale di congiunti conviventi. Questa iniziativa rappresenta un passo importante verso il riconoscimento economico e sociale di un impegno, spesso invisibile ma cruciale, che sostiene migliaia di famiglie italiane.
Il reddito di cura si configura come un assegno economico mensile rivolto ai familiari conviventi di persone con disabilità gravissima, con l’obiettivo di supportare economicamente l’assistenza domiciliare e favorire la permanenza dell’assistito nel proprio ambiente di vita. Il sostegno è rivolto a chi presta assistenza a titolo gratuito e non professionale, riconoscendo il valore del lavoro di cura informale svolto in ambito familiare.
Sono inclusi tra i beneficiari:
– coniugi, partner delle unioni civili e conviventi di fatto;
– familiari fino al secondo grado, estendibile al terzo grado in presenza di condizioni particolari secondo l’articolo 33, comma 3 della Legge 104/1992;
– caregiver di persone riconosciute non autosufficienti, titolari di indennità di accompagnamento o con invalidità certificata ai sensi della stessa Legge 104.
L’emendamento si concentra in particolare su chi assiste persone con condizioni di gravissima disabilità, quali disturbi cognitivi severi, soggetti costretti a letto o incapaci di compiere autonomamente le attività quotidiane più essenziali, inclusi pazienti affetti da Alzheimer con scala CDRS da 1 a 3.
Importi e criteri di erogazione
Il contributo mensile previsto varia da un minimo di 400 euro a un massimo di 600 euro, parametrato in base all’ISEE del nucleo familiare e alla gravità della condizione assistita. La ripartizione è così articolata:
– fino a 15.000 euro di ISEE: contributo massimo di 600 euro;
– da 15.001 a 30.000 euro di ISEE: contributo di 400 euro.
Il sussidio sarà erogato direttamente dall’INPS, senza concorrere alla formazione del reddito né essere incluso nel calcolo dell’ISEE, così da non influire su eventuali altre prestazioni sociali o assistenziali percepite.

L’accesso al reddito di cura è subordinato a criteri stringenti che assicurano la corretta destinazione delle risorse:
– ISEE del nucleo familiare non superiore a 30.000 euro;
– convivenza stabile e assistenza continuativa del caregiver con la persona assistita;
– natura non professionale e gratuita dell’attività di cura, escludendo chi è formalmente impiegato con contratto di lavoro subordinato per l’assistenza;
– la persona assistita deve presentare una condizione di gravissima disabilità certificata ai sensi del DM 26 settembre 2016 o soffrire di demenze severe o co-morbilità invalidanti.
Non potranno accedere al beneficio le famiglie già titolari di contributi regionali o coinvolte in programmi come “Vita indipendente” o “Dopo di Noi”.
La domanda, la cui procedura sarà definita da un decreto ministeriale entro 90 giorni dall’approvazione della legge di bilancio, richiederà documentazione quali il certificato medico attestante la disabilità gravissima, l’attestazione ISEE aggiornata, la certificazione della convivenza e, se necessario, ulteriori documenti che comprovino la natura non professionale dell’assistenza.
Le richieste potranno essere presentate attraverso i portali online dell’INPS, patronati, CAF e servizi sociali territoriali, con una procedura informatizzata pensata per garantire facilità di accesso. Una commissione di valutazione, anche a livello locale, potrà effettuare verifiche documentali e accertamenti sanitari per confermare i requisiti.
Durata, limiti e compatibilità con altri aiuti
Il reddito di cura sarà concesso per un periodo massimo di 12 mesi, con scadenza non oltre il 30 luglio 2026, e in base alle risorse stanziate. La misura non è rinnovabile e decade in caso di ricovero definitivo della persona assistita in strutture residenziali.
Il contributo non è cumulabile con altri aiuti regionali specifici per caregiver o con misure relative alla vita indipendente. Si segnala inoltre l’assenza di obblighi di rendicontazione: la somma viene erogata come sostegno diretto senza vincoli sull’utilizzo.
Questa iniziativa si inserisce nel quadro più ampio delle politiche di supporto ai caregiver, affiancandosi a strumenti già esistenti come il bonus caregiver a livello regionale, l’Ape Sociale per tutele previdenziali, l’assegno di inclusione e i permessi lavorativi previsti dalla Legge 104/92.
