Sos Capo d’Orso: la nota di Gioacchino Di Martino

di Gioacchino Di Martino

 

Due giorni fa a Capodorso, nella cosiddetta Pineta, si è sviluppato un incendio che ha portato, tenuto conto dei pericoli connessi, alla chiusura ( ci auguriamo breve) della statale amalfitana. Il giorno prima a Erchie c’era stato un prologo sulle colline a monte della strada.

Non è Natale senza zampognari: ecco la loro storia

Non sarebbe un Natale che si rispetti senza la figura dello zampognaro che con la sua melodia, dolce e malinconica insieme, porta in giro...

Al di là dell’accertamento delle cause dei fatti, mi interessa ricordare come il fuoco, soprattutto quello di Capodorso acceleri il degrado di un’area il cui grandissimo valore ambientale e paesaggistico meriterebbe ben altra attenzione da parte delle autorità ( in primis quella comunale) che sovrintendono alla gestione e alla tutela del territorio.

E’ noto come quello escursionistico o di conoscenza ( come mi piace chiamarlo) rappresenti, attualmente, una delle forme di turismo più praticate e destinate a costante e sicura crescita. La fortuna del Sentiero degli Dei, della Valle delle Ferriere, del Sentiero dei limoni costituisce un esempio della forza di attrazione che percorsi pedonali, nella nostra meravigliosa Costiera, possono esercitare sui visitatori provenienti da ogni angolo del mondo.

E’ un vero peccato che la nostra comunità Maiorese ( autorità, operatori, cittadini tutti) non promuova iniziative per ridare valore agli aspetti escursionistici e naturalistici del suo territorio, che non ha nulla da invidiare a quelli di altri più celebrati insediamenti costieri.
Nel 2017, con l’allora delegato dell’amministrazione, Bonaventura Landi, si preparò una bozza di protocollo con il Centro di cultura e storia amalfitana e la Sezione del Club Alpino Italiano di Cava de’ Tirreni per la sistemazione,la tabellazione e la promozione,nel rispetto delle norme delle disposizioni regionali vigenti in materia, del sentiero che dal Casale dei Cicerali toccando Montepiano, giunge fino a Erchie o volendo fino a Cetara.

Lungo il percorso, che a me piace chiamare “ via degli eremiti” in considerazione della sua importanza nell’ambito dello sviluppo di questo fenomeno nel periodo medioevale, sono presenti, tra l’altro, bretelle per scendere a S. Maria Olearia, per salire alle belle grotte di Capodorso ( del Telegrafo e quella ipogea cd. Porta) e per inoltrarsi, comunque, in aree di estrema bellezza e significato anche culturale.

La proposta, nonostante un sopralluogo effettuato nell’agosto dello stesso anno dal sottoscritto per il Centro di Cultura, dal Presidente della sezione Cai di Cava e da un consulente dell’amministrazione di Maiori non ebbe poi alcun altro sviluppo.
Eppure, le caratteristiche dei luoghi cui ho fatto cenno innanzi, la presenza nelle vicinanze di un monumento insigne e universalmente conosciuto come S.Maria de’ Olearia e la recente assegnazione in gestione della palazzina del Faro di Capodorso al WWF che intende crearvi un centro di educazione ambientale, farebbero intravedere la possibilità di iniziative in grado di dare ( o ridare)a questa parte del territorio di Maiori l’importanza ,la visibilità e la possibilità di fruizione che esso indubbiamente merita.

Potrebbe essere, inoltre, nell’ambito di un progetto complessivo di rivalutazione ambientale, l’occasione di valutare l’opportunità di dare attuazione alla volontà espressa nel coraggioso provvedimento n° 13 del 10/02/2000 con il quale il Consiglio comunale di Maiori ( Sindaco Stefano Della Pietra) deliberò, accogliendo una proposta del WWF, l’istituzione di un’oasi blu nell’area marina di Capodorso.