Sfrontatezza, coraggio, passione e magie. Così Maradona firmò il riscatto di Napoli e del Sud

Sei stato il dio del calcio. Il dio del calcio con la mano de Dios. Ti abbiamo osannato e celebrato così come meritava di essere esaltato un mito. Una leggenda. Ci hai fatto “scialare”. E poi piangere e gioire. Ma oggi sono lacrime di rabbia e di dolore. Con te ne va un genio con tutta la sua sregolatezza. Se ne va l’uomo che ha sfidato il potere e che ha fatto innamorare un’intera città. L’uomo che ha regalato due scudetti a Napoli e soddisfazioni a milioni di tifosi. Oggi ringrazio Dio per averti visto giocare. Per aver gridato il tuo nome dagli spalti del San Paolo. Per aver saltato sulle note del porompompero. Oggi ringrazio Dio per aver visto Maradona. Anche da vicino.

E chi se lo scorda quel 21 marzo 1989 al ristorante Giardiniello di Minori. Era un martedì quando Diego arrivò a bordo di una Renault Espace con la sua famiglia e il suo manager Guillermo Coppola. Gli fu riservata una saletta intera dove il Pibe de Oro nel corso della serata non seppe trattenere l’istinto: palleggiare con quel suo implacabile piede sinistro. Quello stesso che pennellava punizioni o che spingeva palloni in rete con tocchi liftati. E quella sera, proprio nel giorno in cui si insediava la primavera, lo fece, da seduto, con un limone sfusato della Costiera. Immagini indimenticabili conservate non solo nel coacervo di ricordi. Maradò, oggi e sempre, non sarai solo meglio e Pelè. Perché oltre a dio del calcio sei stato l’uomo che ha saputo riscattare questa terra dopo gli anni terribili del colera e del terremoto. Ferite lenite con la tua sfrontatezza, il tuo coraggio, la tua passione e le tue magie. Ciao Pibe!

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