I riti della settimana santa a Minori: quando Roberto De Simone ascoltò i canti dei battenti / Video

Rivive l’ emozionante e suggestivo scenario della Settimana Santa a Minori. Una tradizione in cui si fondono il forte sentimento religioso, che ha sempre contraddistinto la città, e la passione dei confratelli dell’Arciconfraternita del SS. Sacramento che negli anni hanno preservato, tramandato e valorizzato una manifestazione extrareligiosa secolare su cui nel 2010 concentrò la propria attenzione non uno studioso qualsiasi.

Bensì il maestro Roberto De Simone al quale Amalfi, lo scorso settembre, consegnò il birecto di duca. “Lo stile dei canti di Minori mi ha messo di fronte alla tenacia e alla forza dei proprietari di questa tradizione – disse il grande musicologo Roberto De Simone nella lectio magistralis tenuta nei giorni di Pasqua del 2010 a Minori – che hanno tramandato questi canti senza avere compromessi con l’autorità ecclesiastica.

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Il pathos impiegato determina una identità culturale e questi canti sono la dimostrazione di una grande autonomia culturale”. Una considerazione maturata qualche settimana dopo aver assistito alle prove nel cortile della congrega, complice un singolare progetto realizzato con fondi europei e dal titolo “Oltre la Pasqua” curato dall’attuale vice sindaco di Minori, Tommaso Manzi.

De Simone ascoltò per oltre un’ora i canti di dolore che accompagnano le funzioni della settimana santa nel piccolo comune della Costa d’Amalfi trascorrendo un intero pomeriggio con i protagonisti di questa tradizione per analizzare profondamente una delle manifestazioni che lui stesso non esitò a definire come tra “le più ricche e complesse del Mezzogiorno”.

«Dall’osservazione delle manifestazioni dei battenti di Minori – disse il maestro – si resta colpiti da una molteplicità di elementi la cui analisi coinvolge diversi ambiti scientifici. Questi vanno dall’antropologia, all’etnomusicologia; dalla storia, alla sociologia, alla psicologia collettiva. E toccano anche l’analisi diretta del territorio locale e il campo della ricerca d’archivio».

Anima del progetto “Oltre la Pasqua”, promosso all’epoca dalla Regione Campania e dal Comune di Minori per accreditare non solo come forma di manifestazione extraliturgica il rito penitenziale della settimana santa ma per trasformarlo in forma di grande attrazione turistica per avviare il processo di destagionalizzazione in Costa d’Amalfi, Roberto De Simone fu sollecitato a fornire il proprio contributo dall’amministrazione comunale che puntava, e punta tuttora, alla tutela di una tradizione unica nel suo genere.

Questo, per spingere quella procedura di riconoscimento, così come accade in quegli anni per Valencia, dei riti della Settimana Santa quale patrimonio culturale dell’umanità. Il maestro, dopo aver incontrato i protagonisti di questo singolare evento popolare, ascoltò con attenzione le straordinarie tonalità che compongono i suggestivi canti con “toni ‘e copp” e “toni ‘e vasce” e con cui a Minori si accompagnano i riti del giovedì e del venerdì santo durante la via crucis e la processione del Cristo Morto.

E ne rimase favorevolmente impressionato: dalla passione e dalla profonda religiosità che animava gli oltre trenta protagonisti tra anziani, giovani e meno giovani.

De Simone, che partecipò alle prove tra il cortile della confraternita e la chiesa del Santissimo Sacramento, si confrontò poi con loro dinanzi a una telecamera che riprese i canti e il suggestivo faccia a faccia nel corso del quale il maestro intervistò “i battenti” per capire meglio il ruolo di ciascuno e le modalità con cui venne loro tramandata questa tradizione. A De Simone, il più anziano del gruppo raccontò, in quell’occasione, il suo stato d’animo, la sua commozione nei giorni della passione.

«In chiesa – disse – vedo gente che piange e dopo settant’anni ancora mi commuovo». «Questa è religiosità autentica, è uno stile unico», chiosò De Simone il quale, sgombrando il campo da teorie che accostano questi riti alla musica popolare aggiunse: «Le paranze con questa tradizione non c’entrano nulla perché c’è una flebilità dei canti che non ha nulla a che fare con quelli popolari».

«Si tratta di canti liturgici, di una liturgia eterodossa – proseguì il maestro nella sua spiegazione – Qui, storicamente c’è poco da dire perché c’è il presente che parla. Bisogna solo sostenere questa tradizione. Il mondo di questi uomini non è certamente quello di chi va in discoteca perché la società del consumo ha distrutto la religiosità. Queste tradizioni esprimono la ricchezza che sta dentro ciascuno e che si esprime quando si sta insieme».

L’intenzione di Minori era quella di stabilire, attraverso l’impegno culturale di Roberto De Simone, un punto di partenza della tradizione dei riti dei Battenti. Un documento unico al quale attenersi in futuro per evitare stravolgimenti, che pure sono intervenuti negli anni, di tonalità e flebilità delle voci.

«L’emozionalità è qualcosa che conduce alla interiorità – aggiunse poi il maestro – L’interiorità parte da una fascia umana che è quella delle vibrazioni dell’anima. Possiamo dire che questi canti ci confortano perché riconoscono che l’anima c’è. E’ l’anima che vibra. Credere all’anima o all’interiorità che si manifesta attraverso questi elementi religiosi è arte. Anche un artista quando ascolta o crea piange. E le vibrazioni interiori sono alimentati da una luce di verità. In queste cose è l’anima che vibra. Questi uomini il Venerdì Santo cantano la morte: uno scandalo per la vita. Ma può morire l’anima? E’ questa la domanda crudele. Queste manifestazioni ci dicono che l’anima non muore ma si manifesta in queste cose». ®RIPRODUZIONE RISERVATA