Prenderà il via da stasera lo sciopero dei benzinai. Dalle 19 di oggi sulla rete ordinaria e dalle 22 sulle autostrade i distributori, anche self service, saranno chiusi per ben due giorni, ovvero il 25 e 26 Gennaio.
Non pochi, dunque, si preannunciano i disagi per i consumatori e, in generale, per gli utenti della strada, costretti a rifornire le proprie auto in anticipo per non rimanere a secco.
A nulla sono serviti, purtroppo, i tentativi di mediazione pure messi in campo nei giorni scorsi tra i sindacati dei benzinai ed il Governo, che ritiene di non dover abbassare le tariffe di verde e diesel ripristinando lo sconto sulle accise.
Anche i consumatori sono sul piede di guerra, tanto che il Codacons, una delle principali associazioni di categoria, oggi ha presentato un esposto alla magistratura contro i benzinai ipotizzando l’ interruzione di pubblico servizio.
Inoltre, l’associazione si è detta pronta, in assenza di interventi da parte del governo, a chiedere il supporto di Prefetti e Governatori per provocare l’interruzione dello sciopero.
Anche all’interno della maggioranza di governo si sta cercando di mettere in campo una mediazione in extremis, che, a quanto pare, però, difficilmente porterà i frutti sperati.
Gli operatori del settore, dal canto loro, respingono le accuse di speculazione, non soltanto a livello nazionale, ma anche sul piano locale.
Giuseppe D’Amato, amministratore delegato di un gruppo che gestisce una stazione di servizio a Maiori, fa il punto sulla situazione spiegando i motivi della protesta.
“Il primo disagio che patiamo è dato dal fatto che il governo ci ha mal considerato come categoria – commenta – siamo stati additati di speculazione, ma i prezzi sono prefissati dalle compagnie che ce li impongono, non possiamo mai andare al di sopra di una certa soglia“.
Una soluzione potrebbe essere quella dell’accisa mobile: “Questa – prosegue – fu proposta dai sindacati nel 2007 e trasformata in decreto dallo Stato: sulla base di questa, se i prezzi aumentano, l’accisa diminuisce proporzionalmente“.
“Si vorrebbe sfruttare questa situazione – aggiunge D’Amato – ma ci è stato dato l’obbligo di un cartello regionale che dobbiamo tenere sul nostro punto vendita, che ne indica i prezzi medi. Bisogna spiegare spesso, ogni volta, ai clienti, che il prezzo medio è la risultante delle dinamiche di varie micro-aree molto disomogenee tra di loro“.
A minare la situazione dei distributori aderenti a grandi compagnie ci sarebbero anche, secondo l’imprenditore, le pompe bianche.
“In alcuni casi le pompe bianche sono nelle mani della criminalità, e si dedicano al riciclaggio – continua ancora – Se quelle che evadono venissero chiuse sicuramente si potrebbe dare respiro alla nostra categoria. Il più delle volte, infatti, queste pompe bianche chiudono e non riaprono più, e, dunque, evadono l’Iva e non la versano più“.
Altra nota dolente riguarda, inoltre, le commissioni sui pagamenti attraverso carte di credito: “Versiamo lo 0,70% in commissioni su venti euro – conclude – si tratta di una cifra che andiamo a versare alle banche ogni volta che dobbiamo riscuotere i pagamenti dai nostri clienti. Già il nostro margine di guadagno è assolutamente minimo, e viene ulteriormente eroso da questo meccanismo. Per questo non molliamo nella nostra protesta, e critichiamo fortemente l’atteggiamento che le autorità stanno avendo nei confronti della nostra categoria“.
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