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Scala, morte bambino per choc anafilattico: pena dimezzata per la responsabile di sala

E’ stata ridotta a un anno la pena per la responsabile di sala del ristorante “La Margherita-Villa Giuseppina” di Scala, per la morte del piccolo Cameron Wahid. Il bambino è morto a soli 7 anni, il 30 ottobre del 2015, a causa dello choc anafilattico avvertito a Ravello dopo aver pranzato nel ristorante di Scala.

La sezione penale della Corte d’Appello di Salerno, presieduta dal presidente Donatella Mancin, ha accolto al tesi difensiva dell’avvocato Marcello Giani, coadiuvato dai colleghi Alessandro e Adriana Giani e Vincenzo Mazzotta, che si fonda sull’assenza di comunicazione da parte della madre del bambino alla responsabile di sala sull’allergia del figlio.

I fatti risalgono a oltre 5 anni e mezzo fa. Cameron in vacanza con la famiglia in Costiera Amalfitana insieme a un gruppo di 27 turisti britannici si recò a pranzo, in quel maledetto 30 ottobre, nel ristorante dell’albergo “La Margherita-Villa Giuseppina”. I visitatori mangiarono un piatto di scialatielli che al loro interno contenevano latte, a cui era allergico il piccolo, unica pietanza consumata dalla comitiva. Qui, però arriva il vero nodo del contendere del processo pensale.

Secondo l’accusa la madre avrebbe chiesto agli addetti di sala di non servire il piatto contenente formaggio per l’allergia della quale era affetto il figlio. Diversamente da quanto sostiene la tesi difensiva secondo la quale i genitori non erano in possesso del certificato, necessario in queste circostanza, che accertasse tale circostanza. Certificato che non sarebbe stato fornito neanche in seguito. Dopo il pranzo il gruppo di turisti si recò a Ravello. Nel corso della visita alla Città della Musica il piccolo avvertì un malore e si accasciò a terra. La madre applicò sulla mano del bambino un’iniezione di Epipen, usato per il trattamento d’urgenza delle reazioni allergiche, con conseguente trasporto al presidio ospedaliero di Castiglione. Il cuore di Cameron riprese a battere e a distanza di qualche ora il bambino fu trasferito al Santobono di Napoli. Purtroppo, però, dopo tre giorni ci fu il decesso.

Nei mesi seguenti è iniziata la battaglia legale per accertare la verità su cosa sia realmente accaduto in quella terribile giornata di fine ottobre. Il cuoco e la responsabile di sala furono accusati di omicidio colposo. Per quanto concerne lo chef nel 2019 è arrivata l’assoluzione perchè il fatto non costituisce reato, poichè lo stesso non era stato avvertito dell’allergia del suo giovane cliente. Per quanto riguarda la responsabile di sala non avrebbe informato in maniera corretta gli avventori sul contenuto del piatto.

L’avvocato Giani è riuscito a dimostrare che la lista degli allergeni era stata correttamente applicata, seppur solo in lingua italiana. Nel giudizio di primo grado il giudice Mariella Montefusco aveva stabilito la pena di due anni per la donna e un risarcimento di 325mila euro in favore della famiglia. Sentenza stravolta dalla Corte d’Appello che ha ridotto a un anno con pena sospesa il provvedimento nei confronti della responsabile di sala, con revoca di ogni risarcimento.

Redazione Web

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