La scadenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi 2025 è trascorsa, ma c’é la possibilità di correggere errori o omissioni.
Questo strumento consente di regolarizzare spontaneamente le violazioni fiscali, pagando interessi e sanzioni ridotte, e si rivela particolarmente utile in caso di errori nella compilazione o nel calcolo delle imposte.
In questa guida aggiornata, analizziamo come funziona il ravvedimento operoso alla luce delle ultime disposizioni normative entrate in vigore dal 1° settembre 2024, il trattamento delle perdite fiscali pregresse, inclusi gli effetti degli aiuti Covid, e le implicazioni delle fusioni societarie.
Come correggere gli errori nella dichiarazione dei redditi 2025
Il ravvedimento operoso rappresenta uno strumento fondamentale per chi si accorge di aver commesso errori nella dichiarazione dei redditi dopo la scadenza del 31 ottobre. La normativa fiscale, aggiornata dal Decreto Legislativo 87/2024, ha introdotto nuove regole sul calcolo delle sanzioni per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024, prevedendo una sanzione base pari al 70% delle imposte dovute per dichiarazioni infedeli. Tuttavia, correggendo spontaneamente l’errore prima di un controllo formale, la sanzione si riduce al 50% dell’imposta dovuta, e grazie al ravvedimento operoso può essere ulteriormente abbattuta fino a un ottavo.
Per esempio, se un’azienda deve versare 1.000 euro di imposte dimenticate, la sanzione base si riduce da 700 euro a 500 euro e, con il ravvedimento operoso, scende a soli 62,50 euro. A questa somma si aggiunge la sanzione per il ritardato versamento, anch’essa soggetta a riduzioni analoghe.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha confermato che il ravvedimento operoso si applica anche a errori che riguardano crediti non spettanti, come nel caso di detrazioni erroneamente utilizzate. In questi casi, la sanzione può essere ridotta fino a un nono o un decimo del minimo, a seconda dei tempi in cui si effettua la regolarizzazione. Inoltre, gli interessi legali da corrispondere sono calcolati al tasso vigente, attualmente fissato al 2% annuo.

Uno degli aspetti più complessi nella dichiarazione dei redditi riguarda il riporto delle perdite pregresse. Dal 2011 è stata abolita la scadenza quinquennale per l’utilizzo delle perdite, che oggi possono essere riportate illimitatamente nel tempo. Tuttavia, esiste un tetto quantitativo: le perdite possono compensare al massimo l’80% del reddito imponibile dell’anno di utilizzo, con un’eccezione per le imprese nei primi tre anni di attività che possono azzerare completamente il reddito.
Le recenti interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Economia hanno sollevato dubbi sul trattamento delle perdite in relazione ai contributi Covid esentasse ricevuti durante la pandemia. Secondo l’Amministrazione finanziaria, questi aiuti, essendo “proventi esenti”, devono ridurre l’ammontare delle perdite riportabili, in base all’articolo 84 del TUIR. Pertanto, se una società ha una perdita di 50.000 euro e ha percepito 20.000 euro di contributi Covid esentasse, la perdita utilizzabile per compensare redditi futuri si riduce a 30.000 euro.
Questa interpretazione, confermata dal Mef nel corso del 2025, è oggetto di discussione tra professionisti e contribuenti, poiché contrasta con l’obiettivo originario degli aiuti, che era sostenere le imprese senza penalizzarle in sede di dichiarazione fiscale successiva.
Impatti delle fusioni societarie sulle perdite fiscali
Le operazioni straordinarie quali fusioni, scissioni e trasferimenti di controllo rappresentano un altro ambito delicato per la gestione delle perdite fiscali. Le norme contenute negli articoli 172 e 173 del TUIR, recentemente modificate dal Decreto Legislativo 84/2025, mirano a prevenire l’utilizzo fraudolento delle cosiddette “bare fiscali”: società acquisite solo per sfruttare le loro perdite pregresse.
La giurisprudenza, con sentenze come la n. 27058/2025 della Corte di Cassazione, è stata molto rigorosa nell’applicazione di tali limiti. In particolare, ha chiarito che non è possibile aggirare la normativa attraverso artifici contabili o temporali, e che le restrizioni al riporto delle perdite si applicano anche al periodo precedente alla fusione.
I professionisti devono quindi prestare particolare attenzione nella pianificazione fiscale delle operazioni societarie, valutando accuratamente l’impatto delle norme sul riporto delle perdite.
