Sarchiapone: significato del detto Napoletano

Sarchiapone è forse uno dei termini della lingua napoletana più usati e meno compresi al di fuori del circondario della città.

Si tratta di un termine che, inoltre, ha vissuto almeno per i nostri nonni e i nostri padri una certa popolarità a livello nazionale grazie ad un popolarissimo sketch di Walter Chiari tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60.

E’ un termine che porta con sé una serie di significati particolarmente difficili da riportare, con una sola parola, nella lingua italiana.

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Vediamo insieme cosa vuol dire “sarchiapone”, dove e come si può usare e, nel caso sia disponibile, quale sia l’origine del termine.

Dove si usa “sarchiapone”?

Sarchiapone è un termine proprio della lingua napoletana e dei dialetti da essa derivati. Si tratta di un termine che viene ad oggi utilizzato principalmente in Campania e in Abruzzo, seppure con talune differenze minime di significato.

Non è registrato l’uso da altre parti, anche se, grazie soprattutto al suddetto sketch di Walter Chiari, la parola in questione si è affacciata timidamente nella lingua italiana, dove è stata utilizzata più volte (lo vedremo più avanti) sopratutto a scopo letterario.

Chi è o cos’è il sarchiapone?

Sarchiapone è un termine che si riferisce a persone o animali che siano particolarmente goffi, creduloni e non esattamente brillanti. Si può riferire anche a persone che siano piuttosto corpulente di corporatura, con il sovrappeso che va ad essere ad ostacolo, almeno nel senso del termine, non solo all’agilità fisica, ma anche a quella della mente.

Il sarchiapone è sciocco, credulone, goffo, poco agile, incapace di movimenti rapidi e precisi.

Si tratta dunque di un termine estremamente difficile da rendere in lingua italiana, motivo per il quale, ove ce ne fosse stata la possibilità, si è preferito non tradurlo e talvolta addirittura (lo vedremo più avanti), utilizzarlo per tradurre addirittura da lingua straniera.

L’origine del termine

Il termine sembrerebbe avere, almeno secondo quella che è l’etimologia più credibile, origine greca. Sarebbe legato al termine σάρκα / sarka, che vuol dire carne, in riferimento dunque allo stato particolarmente corpulento del sarchiapone stesso.

Il senso però non sarebbe soltanto da ricondursi a quella che è la stazza del sarchiapone, perché carne ha un campo semantico, almeno in greco, che la contrappone all’anima e all’intelligenza. Dunque il sarchiapone sarebbe, o meglio, sembrerebbe costituito di sola carne, senza lo spirito dell’intelligenza.

L’alternativa di fra Jacopone

L’ipotesi invece avanzata dal Dizionario Etimologico – I dialetti Italiani di UTET sembrerebbe meno suggestiva e soprattutto con meno legami con l’evoluzione della lingua napoletana. Si tratterebbe, secondo UTET, di una contrazione di fra Jacopone, deformato poi in Sarchiapone. Si tratta di un’ipotesi decisamente meno suggestiva e con basi decisamente meno solide.

Il fraintendimento di Walter Chiari

Walter Chiari può essere ritenuto senza dubbio il personaggio televisivo che più popolarità ha dato al termine sarchiapone, pur non avendo origini napoletane egli stesso. Il termine fu sentito dal Chiari, almeno secondo quanto racconta, da un venditore ambulante napoletano su una spiaggia, anche se frainteso e inteso come un animale mitologico, assumendo poi questo significato negli sketch del popolare comico. Si tratta dunque di un fraintendimento che ha contribuito, tra le altre cose, all’errore che chi non parla la lingua napoletana fa di frequente nell’utilizzare il termine.

Il sarchiapone autentico, però, non è assolutamente l’animale mitologico al quale farebbe riferimento Walter Chiari, ma appunto una persona tonta, corpulenta (se non apertamente grassa) e incapace di movimenti agili.

Usato anche da Totò

Nella raccolta di poesia A’ Livella, anche Totò utilizza il termine, riferendolo ad un cavallo che un tempo era bello, agile e veloce e che però nella vecchiaia, come spesso accade a questi animali, era stato destinato a trainare un carretto. Vecchio e stanco, il cavallo della poesia racconta ad un asino il suo passato di gioventù e velocità, per poi cadere in depressione e suicidarsi.

Nonostante le poesie di Totò non siano poi così popolari al di fuori dell’area del napoletano e del campano, hanno comunque contribuito alla diffusione di questo termine.

Eric Frank Russell

Anche un racconto di Eric Frank Russell, vincitore del premio Hugo come migliore racconto breve nel 1955, è stato tradotto in italiano come “Sarchiapone”. Si tratta di una storia breve di fantascienza umoristica, che dunque ben si sposa con il tono canzonatorio assunto dalla parola nei secoli.

Martin Mystère e il sarchiapone alieno

Il termine, rifacendosi però a Walter Chiari e non alla suo significato originale, è entrato anche nel fumetto Martin Mystère, dove l’eroe ne incontra uno, che poi però si rivelerà essere una spia aliena.

L’uso nella Marina Militare Italiana

Il termine viene anche utilizzato nel gergo della Marina Militare Italiana, per riferirsi ad uno specifico radar, il SPQ–5B, che per qualche anno a cavallo tra gli anni 70 e 80, fu installato in via sperimentale su Ardito, un cacciatorpediniere, e due fregate, rispettivamente Lupo e Alpino.

Non è dato sapere chi abbia utilizzato per primo questo termine e anche per quale motivo sia stato affibbiato a questo radar. Tutto lascia però intendere che i militari non fossero esattamente felici delle prestazioni di suddetto radar, dato che se anche termine bonario, sarchiapone non porta con sé alcun tipo di significato positivo.

Allo stadio

Sarchiapone viene anche utilizzato negli stadi e quando si parla di sport, quando ci si riferisce a giocatori particolarmente goffi e sovrappeso, con il tono canzonatorio che è tipico di quegli ambienti. Lo si è sentito l’ultima volta affibbiato ad Higuain, dopo che si era ripresentato dopo le feste, con qualche chilo di troppo ed un’evidente pancetta.

Un termine molto antico

In chiusura, possiamo sottolineare l’antichità del termine, di cui abbiamo analizzato non solo il significato ma anche i diversi usi nel tempo.

Giambattista Basile lo usa all’interno della sua novella Peruonto, dove il protagonista è appunto “Il più grande sarchiapone creato dalla natura”. Si tratta di una novella che risale a quasi 400 anni fa, e il suo uso nella cultura scritta fa pensare che in quella orale sia in realtà radicato da molto più tempo.