San Guglielmo da Vercelli: vita e martirologio del Santo del 25 Giugno

Oggi, 25 giugno, la chiesa cattolica celebra San Guglielmo di Vercelli.

San Guglielmo da Vercelli: vita e martirologio del Santo del 25 Giugno

Guglielmo era figlio di nobile vercellesi. Divenuto monaco a quindici anni. Dopo un pellegrinaggio a Santiago di Compostela, si reca a Roma e decide di raggiungere la Puglia per imbarcarsi pellegrino verso la Palestina. Presso Oria  incappa in un gruppo di banditi che lo picchiano selvaggiamente perché delusi dal magro bottino.

L’evento gli viene interpretato da san Giovanni da Matera che incontra a Ginosa presso Taranto come la volontà del Signore a non effettuare il viaggio. Dopo indecisioni e prove, guglielmo si ritira a Montevergine, nel gruppo appenninico del Partenio, presso Avellino. Terra ancora di orsi e di lupi, dove vive un anno come eremita. raggiunto da altri uomini, tra cui alcuni sacerdoti, a loro volta attratti dalla vita eremitica, forma una comunità dalla quale fonda la Congregazione Benedettina di Montevergine, con caratteristiche cenobitiche, divenendone l’abate. La località viene raggiunta da numerosi pellegrini, cui bisogna predicare e amministrare i sacramenti, nella chiesetta consacrata nel 1124.

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Fermamente legato alla Regola di san Benedetto, l’ideale di vita ascetica da lui proposto, rientrava in quel movimento spirituale che interpretava la regola stessa in modo più rigido, dando maggior spazio alla preghiera e alla contemplazione, ma l’affluenza sempre maggiore dei pellegrini richiede anche un’attività pastorale e la cura delle anime. Desideroso di un periodo di solitudine, nominò il suo successore, il futuro beato Alberto, e si ritira sul monte Cognato in Lucania, dove nasce una nuova comunità, quindi Guglielmo si ritira nuovamente questa volta a Goleto (Avellino) dove vive per un anno in una cella ricavata nella cavità di un albero, qui nasce il monastero di San Salvatore, diviso in due parti destinate rispettivamente ai religiosi e alle religiose, ciascuno con la sua chiesa. Proseguì il suo itinerario fondando monasteri a Rocca San Felice, Foggia e Treia. Ritornerà quindi nel monastero del Goleto dove morirà. Nelle sue comunità viene ben presto venerato come santo e il culto pubblico viene autorizato da alcuni vescovi e nel 1785 esteso a tutta la Chiesa. Nel 1807 il suo corspo sarà traslato al monastero di Montevergine dove è oggi conservato.

Una sua biografia fu scritta nel XII secolo. Nel 1942 papa Pio XII ha prolamato Guglielmo di Montevergine patrono primario dell’Irpinia. In san Pietro a Roma è raffigurato con una statua che ha un lupo accovacciato ai piedi, in ricordo di un prodigio che attribuitoli dalla tradizione: quando viveva eremita sui monti irpini, l’asino che era il suo prezioso mezzo di trasporto fu sbranato da un lupo, che Guglielmo ammansì e usò come animale da soma.