Terreni abbandonati e rischio dissesto. Aceto: “Situazione allarmante”. L’intervista

Un grido d’allarme sulla situazione di abbandono dei terrazzamenti e al contempo un invito agli operatori del settore, alle associazioni di categoria alle istituzioni a fare di più per risolvere un problema che ha ricadute negative sul dissesto idrogeologico del territorio.

Salvatore Aceto, imprenditore agricolo e dottore commercialista, riaccende i riflettori su una tematica certamente da attenzionare, soprattutto nell’ottica della prevenzione di frane e smottamenti, alla vigilia dell’imminente stagione invernale, auspicando un radicale cambio di passo per il futuro.

Dottor Aceto, i recenti episodi di frane e smottamenti hanno riacceso l’attenzione su un tema spesso non valorizzato adeguatamente, ovvero l’abbandono dei terreni in Costiera Amalfitana, giudicata una delle concause del dissesto idrogeologico.

Si parla tanto di agricoltura eroica e finanziamenti a pioggia per quanto riguarda i terrazzamenti. Molti a livello istituzionale intervengono soltanto in vista delle elezioni, eppure l’abbandono di questi terreni è sotto gli occhi di tutti. Se si parla soltanto e non si affronta il tema a livello settoriale non si riuscirà a concretizzare mai nulla per questo territorio: c’è bisogno di realizzare un programma organico degli interventi, di migliorare la sentieristica, i muri perimetrali anche da parte istituzionale“.

Quali sono le criticità che maggiormente affliggono il settore agricolo in Costiera?

Il grande problema è la parcellizzazione delle proprietà e l’assenza di una programmazione organica. Noi proprietari dei terreni siamo soli, da parte mia ho cercato di migliorare i miei terreni e di recuperarli, convergendo sul settore turistico. Ma, certamente, se tanti piccoli appezzamenti vengono abbandonati perchè, magari, non redditizi, è inevitabile che possa peggiorare la situazione del dissesto idrogeologico“.

Come agire per contrastare questo fenomeno?

Il territorio va monitorato costantemente, comune per comune: vanno effettuati dei controlli annuali sulla base dei quali erogare i finanziamenti. Ci sono alcune regole che vanno sempre rispettate, i proprietari devono sistemare le scale, i terrazzi, dare la possibilità alle acque reflue di defluire, arginando così le frane e l’erosione. I contadini si trovano nella fascia mediana, quella più esposta alla virulenza della montagna, da cui discendono le frane, e i centri abitati“.

La situazione è omogeneamente critica o ci sono territori dove il problema è più evidente?

Ci sono alcune realtà territoriali che stanno messe peggio di altre: sopra Cetara, buona parte dei terrazzamenti è abbandonata, ma anche a Maiori il 40% e più dei giardini privati è abbandonato, e anche a monte di Amalfi ci sono alcuni terreni che non sono curati regolarmente e che espongono il territorio ad un peggioramento del rischio idrogeologico“.

Il limone è il prodotto identitario per eccellenza della Costa d’Amalfi: è a rischio anche la vocazione turistica del territorio nel lungo termine?

Il problema si può, poi, estendere anche al turismo in futuro: la Costiera Amalfitana è nota per la coltura del limone, se si perde questa tradizione si andrà, inevitabilmente, ad avere una ricaduta negativa anche sull’appeal turistico del nostro territorio“.

Ci sono, anche, realtà modello.

Per fortuna c’è un discorso diverso per quanto riguarda i vigneti, ma si parla di poche aziende grandi, che hanno una redditività alta che consente loro di recuperare alcuni terreni abbandonati. Ma si tratta di gocce nell’oceano in rapporto all’estensione complessiva del degrado delle coltivazioni. Da parte mia c’è stato un impulso al turismo esperienziale, ma di certo non basta per migliorare la situazione nel suo complesso“.

Problemi di scarsa cura del territorio ci sono anche a monte oltre che a valle?

La situazione è allarmante anche nei boschi, dove non viene effettuata la giusta pulizia: ne pagheremo le conseguenze nella stagione invernale che è alle porte, dove le frane sono all’ordine del giorno“.