Specie anfibie in Costa d’Amalfi: la salamandra pezzata sul sentiero dell’Avvocata

E’ una delle specie più variopinte che abitano i ruscelli dei nostri sentieri: stiamo parlando della salamandra pezzata che è stata fotografata da Gabriele D’urzo sul sentiero che conduce alla Madonna Avvocata.

La salamandra pezzata è riconoscibile facilmente per la sua colorazione nera con vistose macchie gialle e raggiunge anche i 20 cm di lunghezza. Le sue tinte vivaci sono una vera e propria arma di difesa poiché avvertono i predatori sul fatto che non è commestibile.

Questa varietà di salamandra ha una ampia distribuzione in Europa, compresa l’Italia e i bellissimi sentieri che caratterizzano la Costiera Amalfitana. Incontrare una salamandra pezzata è un vero e proprio colpo di fortuna: nonostante viva in ambienti boscati freschi e umidi attraversati da piccoli corsi d’acqua, la salamandra cerca luoghi ricchi di rifugi dove potersi nascondere e deporre le larve.

Foto di Gabriele D’urzo

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La presenza della salamandra pezzata nei nostri sentieri è anche indice di qualità delle acque. Questo anfibio, infatti, depone solitamente in torrenti poco o per nulla inquinati con ampia disponibilità di macroinvertebrati (crostacei, larve di insetto ecc.) di cui le larve si nutrono. In alcuni casi la salamandra utilizza per la deposizione anche lavatoi, vasche e piccoli stagni alimentati da sorgenti che garantiscono un livello di ossigenazione adeguato.

La salamandra pezzata esce la sera o di giorno se ci sono piogge molto forti e gli adulti conducono una vita molto discreta. Generalmente è molto più facile incontrare l’anfibio durante i mesi autunnali e primaverili anche, come detto, sono molto fedeli ai loro rifugi. Contrariamente alle credenze popolari, la salamandra è assolutamente innocua per l’uomo; l’unica precauzione da prendere è quella di non toccarsi gli occhi dopo averla presa in mano, in quanto il muco potrebbe causare irritazioni.

La salamandra pezzata è stata oggetto durante secoli di miti e credenze popolari. Le furono affibbiati poteri demoniaci e capacità magiche: si credeva infatti che le salamandre fossero “così fredde da spegnere le fiamme al loro passaggio”, e che fossero proprio questi animali a controllare gli incendi. Per questo motivo i boschi di tutta Italia ed Europa furono battuti dai “cacciatori di salamandre” perché gli animali venissero venduti al mercato come estintori “anti-incendio”.

Accanto al ruolo di “ignifugo”, la salamandra fu considerata un vero e proprio essere maligno: addirittura si raccontava che sotto gli occhi di Cristo crocefisso i carnefici facessero sfilare gli animali più terribili e repellenti per acuirne la sofferenza, ma Gesù rivolse a tutti un sorriso e uno sguardo benevolo. Ma quando fu il turno della salamandra, Gesù distolse lo sguardo, disgustato.

Secondo altri “miti” chi uccide una salamandra gode di 100 anni di indulgenza; il “soffio della salamandra” uccide le vacche, chi incrocia il suo sguardo corre un rischio mortale, una donna incinta che riposi vicino a una salamandra rimarrà storpiata, addirittura certi alchimisti del ‘500 pensavano che colando argento vivo sulle salamandre si potesse ottenere l’oro