Rischio frane in Costa d’Amalfi: sindaco Minori presenta progetto monitoraggio e prevenzione da colate / Video

L’indice di pericolosità compreso tra il 77 all’88% non può che destare preoccupazione. E’ quello che contraddistingue, secondo gli ultimi dati, la Costiera Amalfitana e nel cui territorio si registrano livelli di rischio elevatissimi per frane o per colata. La drammatica fotografia di un’area che da anni invoca interventi per mitigare il dissesto idrogeologico, ma anche per sostenere progetti di prevenzione, è stato al centro stamani a Roma, presso la stampa estera, della presentazione di un congresso che i geologi italiani hanno organizzato per il 7 aprile a Minori. E proprio il piccolo comune ha annunciato un progetto pilota che prevede il monitoraggio con strumentazioni a vista utili a misurare l’eventualità di colata in caso di alluvione. «Del rischio che incombe sull’abitato di Minori ne ebbi contezza qualche anno fa nel corso di un convegno all’Università di Salerno quando uno studioso giapponese illustrò la situazione drammatica dei valloni Petrito e Sambuco – ha detto Andrea Reale – Le nostre preoccupazioni sono aumentate per effetto delle percentuali di rischio contenute nel piano stralcio dell’autorità di bacino e con i geologi abbiamo sposato la tesi della prevenzione. Con questo progetto, che prevede piccoli interventi utili a mitigare il rischio vogliamo creare le condizioni per tenere minuto dopo minuto sotto controllo la vallata trasformando in sentinelle tutti i cittadini e gli operatori della città. Ma non basta – ha aggiunto Reale – perché anche il sistema turistico va potenziato. E mi riferisco alle strutture extralberghiere che possono rappresentare un incentivo contro l’abbandono dei terrazzamenti che sono sentinelle naturali contro il dissesto idrogeologico. Troppi sono i fondi agricoli dismessi anche a Minori per gli elevati costi di manutenzione e gestione». Nel corso della presentazione dei convegni di Minori a inizio aprile e di Napoli alla fine dello stesso mese, i geologi hanno lanciato un grido d’allarme affinché quello della prevenzione diventi finalmente una buona pratica puntando l’indice contro la politica degli interventi post evento e quindi in stato di emergenza. I geologi infine hanno chiesto di riconsiderare le scienze del territorio come una risorsa per un paese come l’Italia fortemente a rischio sismico e vulcano e con un degrado idrogeologico galoppante e azzerare la discrasia tra domanda e offerta formativa. Già, perché all’aumento degli iscritti alle facoltà non corrisponde un adeguato numero di docenti diminuito del 30% circa dal 2007. Senza considerare che dai 28 dipartimenti si è passati ad appena tre. Per il presidente nazionale, Francesco Peduto, occorre insomma puntare su manutenzione e presidio idrogeologico, una pratica che secondo i geologi non imporrebbe l’impiego di grandi risorse. Ed è quello che farà Minori con questo progetto che, come ha detto Reale, «sarà un faro» per la Costiera e non solo.
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