Ravello, sorprendente verticale di PerEva. Il vino bianco di Tramonti che sa invecchiare

Ora et labora recitava un vecchio adagio. Anche in Costiera Amalfitana, dove frati cistercensi e laboriose monache univano alla preghiera la cura dei terrazzamenti e delle vigne.

E non è un caso se la madre della grande gastronomia sia stata proprio quella cucina conventuale che ha regalato la sfogliatella Santa Rosa o la colatura d’alici. Ma ad ascoltare Gaetano Bove, il veterinario vignaiolo di Tramonti, quelle monastiche erano anche le terre migliori.

Lui lo sa bene perché è proprio da una vigna appartenuta a una delle canoniche di Tramonti che si produce il vino di punta della sua azienda: la Tenuta San Francesco che ieri al ristorante Garden di Ravello ha offerto ad appassionati ed esperti una sensazionale verticale del PerEva.

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Uno dei bianchi più raffinati della Costa d’Amalfi che solo per una questione logistica, così come sottolinea l’enologo Carmine Valentino, non viene lavorato in legno. Un particolare importante perché, nonostante ciò, il PerEva stupisce per la sua straordinaria longevità, proponendosi con l’annata 2008, come un vino da meditazione piuttosto che da accompagnamento.

Pepella, ginestra e falanghina compongo la selezione di uvaggi da cui nasce questo vino che nelle annate più giovani rilascia una fragranza minerale capace con la maturazione di far posto a una prepotente esplosione di tostatura. Il grosso della produzione che dà vita a questo vino è concentrata nella vigna della frazione Ponte, detta proprio dei Preti.

Ed il racconto di Gaetano Bovè è di quelli che proietta subito il suo interlocutore in quella dimensione agricola che contraddistingue l’altra faccia, pudica e laboriosa, della Costiera. Una terra, insomma, non solo vocata al turismo. «La vigna in cui crescono le uve che danno vita a questo vino me la suggerì una notte un agricoltore di Tramonti – racconta il veterinario vignaiolo – Andai a soccorrere una vacca moribonda in una stalla in cui l’unica luce era quella di una candela. E fu lì, avendo saputo dell’intenzione che avevamo maturato di metter su una cantina, che mi disse: dottò prendetevi la vigna dei preti che da lì esce il vino buono».

Fu così che Bove insieme con i soci D’Avino e Giordano presero in fitto dalla curia quei terrazzamenti abbandonati in cui oggi maturano i vitigni a bacche bianche che danno corpo e anima al PerEva. Sei le annate in degustazione ieri Ravello: dal 2006, la più longeva, al 2013, la più giovane. E in mezzo altre quattro vinificazioni: 2008, 2009, 2010 e 2011. La storia e l’evoluzione di questo vino tra i più eleganti e raffinati della sottozona di Tramonti della doc Costa d’Amalfi sono state riletta a ritroso.

Dal più recente. Quel 2013 figlio di un’annata particolarmente calda che non ha però inciso sui nettari delle colline di Tramonti. Il PerEva, da floreale e fruttato, ha offerto, pur mantenendo la straordinaria eleganza che lo contraddistingue, una strabiliante metamorfosi di colori, d’intensità di sapori man mano che i sensi si proiettavano verso le annate più longeve.

Spettacolare la 2009, che a naso offriva sentori di miele di erica e di albicocca offrendo al palato un’insolita freschezza, e la 2008 dal colore carico a da un aroma in bocca di madorle tostate. La sorpresa finale è arrivata dalle 2006, le bottiglie più vecchie in degustazione, e da quel sentore di caffè tostato a bicchiere fermo.

In questi vini, dunque, non c’è solo l’immagine di una Costa d’Amalfi che incarna la passione contadina. Ma emozioni inaspettate. «Perchè PerEva? E’ un omaggio a mia moglie – svela Gaetano Bove – Non solo perché è nata sotto quelle vigne. Piuttosto è una testimonianza d’amore, perché le devo molto».