Al Ravello Festival omaggio a Dante Alighieri con la “Lumina in Tenebris”

Nel cartellone della 69esima edizione del Ravello Festival disegnato dal direttore artistico Alessio Vlad trova un doveroso spazio l’omaggio, realizzato in collaborazione con il Ravenna Festival, a Dante Alighieri nel settecentesimo anniversario dalla morte (1321).

Sabato 31 luglio (ore 21) infatti, sul Belvedere di Villa Rufolo andrà in scena il nuovo spettacolo “Lumina in Tenebris” di e con Elena Bucci e Chiara Muti.

Per le due attrici questo progetto è il nuovo approdo di una collaborazione che si è rinnovata più volte nel corso degli anni e attraverso diversi, ma comunicanti, mondi letterari.

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“Non è un recital, ma uno spettacolo che percorre il filo comune che unisce Dante a Virgilio, a Boezio che fu imprigionato e consolato dalla filosofia, e che via via arriva fino a Primo Levi e Pasolini, intrecciati dal fantasma del nazismo, da quell’affinità tra l’inferno dantesco e gli inferni attuali, e dalla domanda come faccia un dio buono a creare un inferno che non finisce mai, per cui non ci può essere perdono. – ha spiegato Elena Bucci in occasione dell’anteprima di Ravenna dello scorso 27 luglio – In mezzo anche le voci di Byron, Balzac, di Euridice narrata da Rilke e della Bibbia, la Genesi, perché lì inizia la questione del libero arbitrio. “Le voci sono collegate tra loro in modi diversi, per accostamenti tematici ma anche per opposizione. Creando i riflessi più diversi.” spiegano le protagoniste.

La scena che si presenterà al pubblico di Ravello sarà semplice ma allo stesso tempo imprevedibile grazie ad un sapiente giochi di specchi e fasci di luce che creeranno inaspettati e sorprendenti rifrazioni disegnate da Vincent Longuemare, “Un luogo neutro nel quale le figure appena trovano la luce, la ritrasmettono – spiega Chiara Muti – che è poi la poetica di questo nostro lavoro, dove le parole poetiche brillano nel buio dello sperdimento. Se nell’oscurità della ‘selva oscura che la diritta via era smarrita’ Dante non si è perso, è anche perché è guidato dai poeti”. “Lumina in tenebris sono le sue parole che, nonostante l’impalpabilità, vengono ripetute nei secoli da altri, nei lager, nelle carceri – conclude Elena Bucci – In ogni luogo di dolore e in ogni luogo dove si cercano domande anche senza risposte, perché la poesia è una sorgente di resistenza”.