«Ravello Festival, immagine vibrante della Campania». Svelato il nuovo logo

Il Ravello Festival si presenta quest’anno con una nuova identità visiva, curata da Pino Grimaldi. Il progetto è impostato su un doppio protagonismo, il logotipo “Ravello” e la sintesi monogrammatica della “R” inscritta nel pittogramma dell’infinito, (tratto dall’ambone del 1130 presente nella Cattedrale).

Il brand completo accorpa tre soggetti: la Fondazione, la Villa Rufolo, il Festival. Il senso che si è voluto dare al progetto (documentato in un ampio brand book) è la valorizzazione del tema Ravello.

La presentazione di Vincenzo De Luca

«La Campania in questi anni ha fatto registrare un importante incremento dei flussi turistici. Un’onda lunga che ha diverse motivazioni ma che va accompagnata e incrementata.
La Regione sta consolidando questi risultati dal punto di vista infrastrutturale ed organizzativo. Ci sono luoghi che per nostra fortuna partono con un vantaggio enorme e un potenziale straordinario. Ravello è uno di questi.
Il governo regionale è in campo con misure di sostegno in tutto il territorio perché la capacità competitiva delle eccellenze turistiche, paesaggistiche e culturali resti alta. E potendo contare su beni culturali e paesaggistici unici al mondo siamo convinti che quello che finora è mancato, l’organizzazione, è il principale obiettivo da perseguire.
Per questo motivo continuiamo a sostenere con convinzione il Ravello Festival che quest’anno si avvale di due preziose collaborazioni, quella del Teatro di San Carlo di Napoli e quella del Teatro Verdi di Salerno. Significa mettere a sistema competenze, programmazione, expertise. Lavoriamo per promuovere e far crescere la Campania.
Il mio augurio è che tutti condividano, ognuno per il suo ruolo, pari impegno per che la nostra regione si ritagli lo spazio che merita al centro della scena culturale europea.
Buon festival e un benvenuto in Campania ai molti ospiti stranieri che attendiamo».

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La presentazione di Mauro Felicori

Abbiamo immaginato un festival che offra una immagine vibrante di Napoli, della Campania e dell’Italia. La esibizione di un paese che ha radici come nessun altro nel passato ma continua a produrre cultura e orgogliosamente la propone. Questo – una immagine dell’Italia fra passato e futuro – ci chiede anche il turismo internazionale, che è il mondo di Ravello. L’edizione 2019 sperimenta questa ipotesi. Due le sezioni principali: “Orchestra Italia”, che propone molte delle migliori orchestre sinfoniche italiane e “La meglio gioventù”, che offre la grande ribalta ai ragazzi dei conservatori italiani; mentre un percorso musicale originale, pieno di invenzioni, propone il dialogo fra la composizione italiana e quella europea, in una visione universale della cultura, lontana da ogni provincialismo. Il programma, suddiviso in tredici concerti sinfonici presso il Belvedere di Villa Rufolo, sette concerti cameristici “di Mezzanotte” nella Sala dei Cavalieri di Villa Rufolo, quattro concerti in altrettanti luoghi e ore differenti della giornata, cinque concerti del Festival Organistico presso il Duomo di Ravello, si inscrive esattamente nel desiderio di impiegare e far conoscere meglio alcune delle orchestre delle maggiori istituzioni sinfoniche e lirico-sinfoniche del nostro paese. Gli inviti sono stati estesi non solo all’Orchestra del Teatro di San Carlo, ma anche a quelle del Massimo di Palermo, del Carlo Felice di Genova e del Comunale di Bologna, a cui si sono unite altre realtà non meno significative come l’Orchestra Giovanile Italiana, l’Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini”, l’Accademia barocca di Santa Cecilia, l’Orchestra Filarmonica “Gioachino Rossini”, la Filarmonica Salernitana, la Filarmonica della Scala e l’Orchestra Verdi di Milano. Intorno, spunti da sviluppare in futuro: il Duomo che diventa spazio protagonista, con il sontuoso organo; la diffusione dei concerti nel paese per valorizzarne spazi in apparenza minori; la musica da camera nelle notti di Villa Rufolo, una prima apparizione di quella speciale combinazione di qualità e socialità che sono i cori amatoriali. Questa è dunque l’idea per il Ravello Festival: il palco, la proiezione estiva della migliore produzione italiana “Ravello palcoscenico d’Italia”. Ma non solo musica, se con le serate scientifiche si allude a quell’approccio multidisciplinare che già caratterizzò il Festival. La direzione artistica affidata al Teatro di San Carlo apre anche una speranza di crescente cooperazione fra le istituzioni culturali di Napoli e della Campania. Si potrà immaginare un festival-sistema piuttosto che un festival-uno-dei-tanti-sia-pure-importante, cioè di un festival che integra e si integra. Una opzione ambiziosa, che può estendersi alla danza, al teatro, alla storia, alla filosofia, al design.

Il dialogo della composizione italiana con la musica europea

«Sulle pagine de “The Christian Science Monitor” del 12 aprile del 1930, il celebre quotidiano edito a Boston dal 1908, per cui a partire dal 1925 sino al 1946 Alfredo Casella collaborò con interessanti cronache musicali dall’Italia, il musicista scriveva: “Oggi, al contrario, la musica più audace può essere presentata in questa città [Napoli] in condizioni decisamente più serene rispetto a Milano o a Roma. Per molti anni, Napoli ha avuto società concertistiche di eccellente livello. E non bisogna dimenticare che questa città è stata piuttosto fortunata […] per aver avuto alla testa della propria istituzione musicale un uomo come Giuseppe Martucci, una guida mirabile che ogni giorno appare più chiaramente come il vero iniziatore di tutta l’ampia rinascita musicale che oggi ispira l’Italia”.
Queste riflessioni di Casella possono essere un buon viatico al disegno sotteso al programma musicale che abbiamo delineato, assieme agli amici di Ravello, per la prossima edizione “Ravello Festival 2019” – scrive Paolo Pinamonti, Direttore Artistico del Teatro di San Carlo – Un “Festival” non tanto o solo semplice palcoscenico di grandi concerti, quanto un “Festival” che sappia riannodare i fili con l’origine tutta novecentesca di queste manifestazioni musicali, ora ampiamente diffuse e un po’ omologate in tutta Europa, ossia quella di un ciclo di concerti che, nella sua articolazione, sappia offrire una serie di spunti di riflessione anche conoscitiva, in questo caso, tra la grande tradizione strumentale italiana, attualmente poco frequentata, e il grande sinfonismo europeo.
Giuseppe Martucci non poteva che essere, come suggeriva giustamente Casella nel 1930, il primo nome a comparire nel programma. Nel segno di Wagner e Martucci, fortemente legati a Napoli e a Ravello, si aprirà la serie dei concerti sinfonici, dove Juraj Valčuha, direttore musicale dell’Orchestra del Teatro di San Carlo, dirigerà il Notturno sinfonico (1901) del compositore campano assieme al I atto de Die Walküre di Wagner, il San Carlo presenterà anche un secondo concerto con un grande affresco sulla musica cinematografica tra Nino Rota a John Williams, sempre con il suo direttore musicale Juraj Valčuha. E dopo questa inaugurazione si succederanno gli altri appuntamenti sinfonici, tutti caratterizzati dal voler offrire una peculiare prospettiva sul dialogo e l’apertura tra la musica italiana e la musica d’oltralpe. Avremo così modo di cogliere comuni echi neoclassici tra lo splendido Concerto dell’albatro di Giorgio Federico Ghedini (1945) con la voce recitante di Luca Bizzarri che leggerà il testo di H. Melville nella traduzione di S. Quasimodo e le raffinate partiture di Maurice Ravel (Orchestra del Teatro Carlo Felice, diretta da Wayne Marshall); o le suggestioni Jugendstil nella sinfonia per l’opera Oceana di Antonio Smareglia (1903) accanto ai lavori di Alexander Zemlinsky e Richard Strauss (Orchestra del Teatro Massimo diretta da Gabriele Ferro). O ancora il ricco e caleidoscopico suono orchestrale delle partiture, Fontane di Roma (1917) di Ottorino Respighi e L’uccello di fuoco (vers. 1919) di Igor Stravinsky, accostate nel comune segno del loro maestro, Nikolai Rimsky-Korsakov (Orchestra del Teatro comunale di Bologna diretta da Pietari Inkinen); o le inquietudini protonovecentesche della Seconda sinfonia (1910) di Alfredo Casella in dialogo con l’Adagio della incompiuta Decima sinfonia di Gustav Mahler, la cui diffusione della sua musica in Francia e in Italia tanto deve a Casella (Orchestra Giovanile Italiana, diretta da Jérémie Rhorer). Seguono poi la presentazione del Concerto per pianoforte di Giovanni Sgambati (1879), influenzato dal grande sinfonismo romantico tedesco (Orchestra filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno diretta da Ryan McAdmas) e l’omaggio a quella che sicuramente sarebbe stata una delle voci più originali del Novecento italiano, Giovanni Salviucci, se non fosse morto prematuramente a soli trent’anni, con la sua Ouverture in do diesis minore (1933) assieme allo Strauss di Aus Italien (Orchestra sinfonica “Giuseppe Verdi” di Milano diretta da Claus Peter Flor). Infine avremo un concerto dove le rivisitazioni rossiniane e neoclassiche di Benjamin Britten si confronteranno con la vivacità degli originali (Orchestra Filarmonica “Gioachino Rossini” diretta da Donato Renzetti). Non potevano mancare gli appuntamenti con la grande tradizione strumentale settecentesca con i “concerti a molti stromenti” di Antonio Vivaldi (Accademia barocca di Santa Cecilia diretta da Federico Maria Sardelli) e un omaggio a Wolfgang A. Mozart e a Domenico Cimarosa (Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini” pianista e direttore Jean Efflam Bavouzet), chiuderà il ciclo l’Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Lorenzo Viotti.
Il festival è arricchito da una serie di appuntamenti cameristici “di mezzanotte” nella Sala dei Cavalieri di Villa Rufolo, che si apriranno al contemporaneo in dialogo con l’antico, Mozart con G.F. Malipiero e Silvia Colasanti, i madrigali di Gesualdo Da Venosa assieme a quelli di S. Sciarrino e W. Rihm, o ancora Mozart e G. Ligeti, concerti da camera che includeranno l’integrale, in quattro appuntamenti in altrettanti luoghi e ore differenti della giornata del Catalogue d’oiseaux per pianoforte (1959) di Olivier Messiaen, affidato a Pierre Laurent Aimard, oggi fra i massimi interpreti del compositore e ornitologo francese.
Novità importante di quest’anno sarà anche quella di un primo festival organistico nel Duomo di Ravello, disegnato assieme al prezioso aiuto del caro amico Andrea Marcon, che qui ringrazio, e che vedrà a Ravello alternarsi i migliori strumentisti europei, da Bernard Foccroulle a Olivier Latry, da Andrea Macinanti a Michel Bouvard e Luca Scandali.

La meglio gioventù musicale italiana protagonista a Ravello

«Sono coinvolti gli studenti del Conservatorio di musica “Giuseppe Martucci” di Salerno, del “San Pietro a Majella” di Napoli, del “Nicola Sala” di Benevento e inoltre del “Benedetto Marcello” di Venezia, del “Niccolò Piccinini” di Bari, dell’“Agostino Steffani” di Castelfranco Veneto e del “Santa Cecilia” di Roma», scrive Antonio Marzullo, Segretario artistico del Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno.
«È un progetto ambizioso, coerente con le scelte programmatiche del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca indirizzate su alcune prospettive chiare ed entusiasmanti:
– la costante ricerca dell’Eccellenza in ogni ambito culturale ed artistico attraverso la guida sapiente di grandi maestri e la dedizione degli allievi;
– la sinergia tra grandi istituzioni culturali e didattiche per favorire la condivisione dei saperi e la crescita dei giovani talenti;
– l’investimento su strutture ed eventi di alta qualità idonei a garantire l’attenzione degli appassionati e la curiosità di chi vuole avvicinarsi al mondo della musica;
– la creazione di opportunità di lavoro ed impiego per i musicisti affinché possano trovare una collocazione professionale dignitosa ed adeguata ai sacrifici loro e delle loro famiglie.
La nostra è davvero una Campania Felix che sta diventando una capitale della Cultura Mondiale generando flussi turistici persino inimmaginabili qualche anno orsono».