Ravello: dopo 21 anni di battaglie legali il consiglio di stato gli annulla l’ordinanza di abbattimento

La prima sezione del Consiglio di Stato dopo 21 anni di battaglie legali sostenute contro l’ordinanza di demolizione del comune di ravello che orinò la riduzione in pristino dell’area interessata dagli interventi edilizi abusivi e dei due manufatti, accogliendo le tesi sostenute dall’avvocato Giovanni Maria di Lieto (difensore del signor Pasquale Bottone), ha espresso parere favorevole circa l’accogliemnto del ricorso straordinario al Capo dello Stato proposto nel marzo 2004. “L’ordine di demolizione di opere eseguite in assenza di titolo abilitativo adottato in pendenza di istanza di condono contrasta con l’art. 38 della legge 28 febbraio 1985 n. 47 perché il disposto normativo impone all’Amministrazione di astenersi – si legge nella motivazione – sino alla definizione del procedimento attivato per il rilascio della concessione in sanatoria, da ogni iniziativa repressiva che vanificherebbe a priori il rilascio del titolo abilitativo in sanatoria, sicché il Comune ha l’obbligo di pronunciarsi sulla condonabilità o meno dell’opera edilizia abusiva”. Ecco i fatti: in data 27/02/1995, il signor Bottone presentava istanza di condono per mutamento di destinazione d’uso dell’area sita in Ravello, alla località Ponte. L’oggetto dell’istanza di condono si sostanziava nella costruzione di un parcheggio (sbancamenti, riempimenti, livellamenti di terreno e simili), con opere accessorie (baracca, tettoia, etc.). In pendenza del procedimento di condono, il Responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Ravello ordinava la demolizione e la riduzione in pristino dell’area interessata dagli interventi edilizi abusivi e dei due manufatti (ordinanza del responsabile UTC n. 69 del 15/10/2004). Con ricorso straordinario al Capo dello Stato proposto a marzo 2004, l’avvocato Giovanni Maria di Lieto deduceva la illegittimità degli atti, in particolare per i seguenti motivi: l’esame della domanda di condono edilizio deve precedere ogni iniziativa repressiva (la richiesta di condono impedisce definitivamente che l’ordine di demolizione preventivamente adottato possa produrre i suoi effetti); l’ordinanza di demolizione e riduzione in pristino impugnata non applica e contraddice la destinazione di zona del piano regolatore generale di Ravello che prevedeva – nell’area interessata dall’intervento edilizio abusivo – la realizzazione di parcheggio da affidare con prelazione al privato. Dopo 21 anni il Consiglio di Stato ha espresso parere favorevole all’accoglimento del ricorso. “Nel caso di specie l’abuso edilizio risale nel tempo e, quindi, per imporre la demolizione e la rimessione in pristino è necessario dimostrare l’esistenza di un interesse pubblico” spiega l’avvocato minorese.