Quattordici uomini bloccati su un isola abbandonata senza avere la possibilità di tornare a casa, non si tratta della sceneggiatura di un film di Robert Zemeckis ma di una storia vera accaduta poco più di cinquant’anni fa in Costiera Amalfitana.
Siamo precisamente nel novembre del 1963 quando quattordici operai si recarono su una delle isolette che compongono l’affascinante arcipelago de “Li Galli” a Positano.
L’obiettivo della spedizione era quello di costruire un pontile per consentire l’attracco dei motoscafi e dei panfili in alto mare. Le acque inquiete di novembre però distrussero l’ormeggio della barca che quotidianamente li trasportava sulla terra ferma. Gli uomini rimasero quindi intrappolati su un isolotto chiamato “Brigante”, il più piccolo dell’arcipelago Li Galli, completamente abbandonato. Senza viveri né acqua e nemmeno un riparo dove poter attendere che le condizioni meteo migliorassero, i quattordici uomini furono costretti a convivere con la natura selvaggia.
Col sopraggiungere della notte gli amici e parenti degli operai fecero scattare l’allarme, nel giro di quarantotto ore ben tre imbarcazioni provarono ad avvicinarsi all’isolotto, ma tutti i tentativi fallirono. Anche un rimorchiatore inviato dalla capitaneria di porto di Napoli cercò di avvicinarsi all’isola, ma il mare in tempesta obbligò gli uomini a desistere nel loro tentativo di salvare i naufraghi.
Dopo sessanta ore di sofferenza il mare placò la sua ira cosicché il rimorchiatore “Tarentum” potè raggiungere l’isola, ma con gran sorpresa del capitano e dell’equipaggio l’isola era vuota. Nella terza nottata infatti i naufraghi lavorarono febbrilmente per costruire con alcuni assi di legno dei quali erano in possesso una rudimentale zattera, con la quale raggiunsero l’isola più grande dell’arcipelago il “Gallo lungo”.
Qui trovarono riparo nell’abitazione dell’allora proprietario dell’arcipelago: il ballerino e coreografo russo Leonide Massine. Nella villa di Massine gli operai trovarono rifugio e cibo in abbondanza così da poter soddisfare i propri fabbisogni dopo aver sofferto la fame per tantissime ore. I naufraghi riuscirono ad avvisare l’equipaggio del Tarentum che in poche ore li riportò sulla terra ferma dove poterono abbracciare nuovamente i propri cari.
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