Quando il Banco Napoli e i suoi uomini erano istituzione. Anche in Costiera Amalfitana

La storia non si cancella, questo è vero. Anche quella che nei secoli si è cercato di occultare sovvertendone ordine delle cose o peggio ancora oscurando verità. La storia è fatta di tracce indelebili come manoscritti, documenti, narrazioni. Aneddoti, ma anche uomini.

Già uomini, come quelli che hanno fatto grande il Banco di Napoli della cui importanza resta traccia solo nella memoria dopo l’ultimo atto di quell’accorpamento al colosso San Paolo avvenuto ormai da un ventennio: la fusione per incorporazione nella capogruppo Intesa datata 26 novembre 2018.

E sono decine di migliaia in Italia i dipendenti che hanno fatto la storia del Banco dall’Unità d’Italia ai giorni nostri. Erano vere e proprie istituzioni in quei comuni, piccoli o grandi, dove erano presenti sportelli e filiali.

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Occupavano ruoli che richiedevano autorità e rispetto. Ma che in tanti hanno svolto anche con grande umanità.

Ad Amalfi ad esempio il Banco di Napoli occupa la storica sede di piazza Duomo ormai da tempi immemorabili. E tra quelle mura di proprietà del comune (nel 1994, a ruota dell’affittopoli romana, quel cespite finì anche sotto la lente d’ingrandimento insieme con l’ex Cappuccini per il poco congruo fitto mensile versato nelle casse comunali) sono passati centinaia di uomini, tra direttori, cassieri, commessi.

E con la fusione per incorporazione nella capogruppo Intesa avvenuta lo scorso 26 novembre in tante famiglie sentimentalmente coinvolte con la storia del Banco è iniziata la ricerca di tracce che riportano alla memoria fatti e personaggi.

Sono spuntate foto e con esse aneddoti. Quella di copertina risale alla fine degli anni Quaranta. Qualche anno dopo la fine del secondo conflitto bellico che toccò Salerno e la Costiera Amalfitana con lo sbarco degli alleati.

Tre uomini, in quell’immagine, a cui era affidata la gestione contabile dello sportello di Amalfi a cui si accedeva un tempo da un’altra entrata: quella collocata proprio dove oggi è installato il bancomat. Sono Giuseppe De Vivo, per tutti «’o cassiere» il primo da desta con la sigaretta in bocca, al centro il direttore dell’epoca che di cognome faceva Napoletano, e Vincenzo Gargano originario di Atrani.

Un’immagine che ferma il tempo a quegli anni. Al modo di fare squadra. Anche in strada nei giorni d’estate o in una fredda mattina d’inverno come quella in cui fu scattata quella foto. Una scheggia di memoria come tante, che in questi giorni vengono fuori da album fotografici o da cassetti che non si aprivano da tempo.

Schegge di memoria che narrano la grandezza del Banco e dei suoi uomini che, seppur seppur nell’anonimato, ne hanno pur sempre scritto la storia. Poi, la politica e la finanza hanno fatto il resto.