Punta Campanella, avvistato esemplare di trigone / Video

Avvistato questa mattina un trigone a largo di Punta Campanella. Il pesce cartilagineo, appartenente alla specie dei dasiatidi, è stato ripreso dai sub nella Baia di Ieranto. L’importanza del lavoro dell’Area Marina Protetta della località al confine tra Napoli e Salerno.

La biodiversità che costeggia la Campania. Perché questa regione non è soltanto meraviglie a terra. Le acque cristalline di Punta Campanella –  promontorio situato tra la costiera sorrentina e quella amalfitana, tra i comuni di Massa Lubrense e Positano – sono dimora di alcune tra le specie marine più incredibili e rare.

A tal proposito, sono di questa mattina le immagini catturate da un sub che, in fase di immersione, ha scovato un esemplare di trigone a decine di metri di profondità. La specie è diffusa principalmente nell’Oceano Atlantico settentrionale e nel Mediterraneo, dalla Norvegia al Baltico. Il suo habitat ideale è rappresentato dai fondali sabbiosi e limosi della fascia costiera, dove si nasconde dai predatori e si nutre. Può nuotare fino ad oltre novanta metri di profondità.

Non è certo una rarità incontrare esemplari così complessi e fuori dalle proprie perimetrie abituali nelle acque di Punta Campanella. Tra flora e fauna, negli anni, i sommozzatori hanno incrociato un’infinità di specie.

Ai piedi delle falesie, dove l’acqua si colora di quel blu intenso tipico dell’incontaminato, c’è la porta d’ingresso di una vera e propria opera d’arte. Segno tangibile del lavoro che ogni giorno dell’anno – ma in particolare quello estivo, generalmente più trafficato sotto il profilo marittimo – svolge l’Amp locale.

Nei giorni scorsi è avvenuto il recupero del relitto sprofondato a 40 metri di profondità. L’azione, che ha visto coinvolti la Capitaneria di porto di Salerno, tecnici e Amp, ha ridotto ai minimi termini l’impatto ambientale dell’incendio avvenuto a Li Galli lo scorso 22 luglio. In questi giorni l’azione di bonifica, affinché le immagini di queste specie restino ancora a lungo nella memoria collettiva.

Matteo Maiorano

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