Positano piange Zeffirelli. Le Tre Ville “luogo benedetto”. «Qui le energie ti circondano»

Franco Zeffirelli in una foto di Vogue del 1974 scattata da Horst Paul Albert Bohrmann conosciuto anche come Horst P. Horst, fotografo tedesco naturalizzato statunitense

E’ un giorno triste non solo per il mondo della cultura e del cinema. E’ un giorno triste anche per Positano che Franco Zeffirelli, scomparso oggi all’età di 96 anni, elesse a sua seconda casa.

«Positano dice addio con profondo dolore ad un suo illustre concittadino, Franco Zeffirelli. Regista geniale e personaggio di spicco del panorama artistico italiano, sarai sempre ricordato con stima ed affetto da tutti noi» recita un messaggio postato sulla pagina del Comune di Positano.

Qui per 35 anni ha soggiornato ogni estate aprendo le sue Tre ville al jet set e alla politica, agli uomini e alle donne di spettacolo e di cultura. Quello che è stato il suo eremo alle porte della città Romantica lo ricorda più volte nella sua autobiografia scritta nel 2006 tra Roma e Positano e presentata nei giardini di Palazzo Murat il 15 luglio del 2007. Tre mesi dopo le amare esternazioni per quell’amore con Positano che stava per volgere a termine.

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Il capitolo dedicato a quella che è stata la sua dimora è quello denominato “Sir Franco”. E’ qui che parla delle Tre Ville scendendo in particolari anche intimi, privati.

«Nel gennaio del 2004, ritornando da Mosca dopo una breve visita per organizzare la mia mostra che doveva inaugurarsi a maggio, mi fermai a Positano da dove mancavo da molto tempo – scriveva Zeffirelli – Dovevo sistemare di persona alcuni problemi di semplice ma fastidiosa manutenzione, che ogni inverno sono necessari. Dopo tanto peregrinare, sentivo un gran desiderio di rivedere Tre Ville, anche se l’inverno non è esattamente il tempo più adatto per godersele. Ne avevo un’acuta nostalgia, ma volevo anche rendermi conto se le difficoltà che quel meraviglioso presepe scavato nella roccia presenta, con gradini ovunque in agguato, non fosse divenuto, con i guai alle gambe che mi affliggevano, un Paradiso definitivamente perduto per me.

«Non ne ebbi un verdetto che mi scoraggiò drasticamente. Anzi, mi fece pensare a certi amici anziani che in passato erano stati ospiti di Tre Ville – proseguiva il maestro – In particolare, se alcuni dei non più giovani salutisti americani non avessero ragione a imporsi, come una vera e propria terapia giornaliera, una bella arrampicata dal mare su per le lunghe rampe di Tre Ville. Una di questi ospiti, che pochi certamente ricorderanno, Claudette Colbert, grande e famosa diva degli anni Trenta, venne un’ estate con i Peck perché ardeva di conoscere me e quella magica Positano, di cui tanto le avevano parlato gli amici. Era l’estate in cui avrebbe compiuto ottant’anni, e lo fece insieme a noi. Eppure, alla fine dei suoi dieci giorni di vacanza, non finiva mai di ringraziarmi per averla costretta a fare tanti scalini ogni giorno.
“Mi sento completamente rinata” mi confidò grata. “D’ora in poi potrò scordarmi di prendere mai più l’ascensore”.
Trassi molto conforto al pensiero degli ottant’anni spavaldi di Claudette, ma mi entrò addosso anche una certa malinconia».

Poi aggiungeva parlando del destino di Positano e di quella residenza: «A parte il problema dei gradini, che pareva non fosse più un problema, avevo in calendario un’ estate traboccante di impegni, fra gli spettacoli in Arena, il progetto alla Scala che si approssimava a grandi passi, e la consegna di questo libro…
Quella giornata di gennaio mi offrì l’occasione di fare alcune riflessioni. Ripensare a Positano in quel giorno d’inverno, non come a un angolo della terra che fosse stata creato per essere un eterno Paradiso. Anche se certamente dobbiamo godere appieno le meraviglie che la vita ci regala, saggezza consiglierebbe di essere sempre pronti a separarcene quietamente, e senza ritenerla un’ingiustizia.
Cominciai a rifletterci più seriamente. Sul destino di Positano, soluzioni in testa ne avevo, ma nulla di ben definito. Avevo ricevuto varie “esplorazioni” da parte di possibili acquirenti, ma con un pretesto o un altro le scansavo, come farebbe una donna bella e ricca che non ci pensa neppure a sposarsi».

«Però, temo che ora invece sia arrivato il tempo di pensare a un buon e fortunato matrimonio, per non lasciare ai miei due ragazzi un problema troppo pesante da risolvere da soli – proseguiva Zeffirelli nel capitolo 27 della sua autobiografia – Tre Ville è in effetti una proprietà che sbalordisce, e che è legittimamente considerata il vero gioiello della costiera amalfitana: una proprietà rara, affascinante, unica. Ma bisogna anche mettere ben in chiaro che non si tratta del “Santuario del Divino Amore”. Amore forse, ma Divino certamente no. È semplicemente un luogo ideale per fare delle bellissime vacanze, che chiede disperatamente di essere riempito di vita, di salute, di gioventù. E che sa anche lasciare spazi, ben protetti da un verde prodigioso, per chi vuole studiare o pensare».

Infine l’amarcord: «Quanti spettacoli ho immaginato nel mio studio di Tre Ville, mentre da poco lontano arrivava il suono di quello che Leonard Bernstein creava al pianoforte, quanti? Le senti nell’aria dal momento stesso che arrivi, le energie che ti circondano in questo luogo benedetto. Un luogo fortunato che ha trovato il modo di cader sempre in mani giuste. È stato questo il suo destino, fin da quando quel russo pazzo di Semenov lo scoprì e lo inventò. Non possiamo che augurarci che questa stella continui a brillare».