Playstation, Napoli: l’esultanza di Mertens diventa eterna grazie al videogioco

Questa mattina l’orgoglio dei tifosi napoletani tocca le stelle. Il motivo? Tutti i giocatori del videogioco (napoletani e non) EFootball potranno vedere ed esultare insieme a Dies Mertens seguendo i passi del suo iconico balletto nella realtà digitale.

Il sogno di tutti gli uomini è quello di lasciare un segno che verrà tramandato ai posteri.

Nei secoli precedenti i grandi uomini venivano ricordati grazie ad opere letterarie, artistiche o musicali. E se nel XXI secolo anche le opere in formato digitale come i videogiochi rientrassero in questa categoria?

Magari, infatti, proprio grazie ai videogiochi un giorno i nostri pronipoti potrebbero venire a conoscenza di alcuni personaggi della nostra quotidianità.

Nel caso del gioco EFootball di sicuro incontrerebbero i nostri paladini del pallone.

E se mai questa possibilità diventasse realtà potrebbero conoscere e ricordare le iconiche e uniche esultazioni dei giocatori.

Esultanze che ormai sono diventate come le carte d’identità, simboli, marchi di fabbrica dei vari giocatori.

Inoltre, c’è da sottolineare che in alcuni casi quel gesto non si ferma lì ma assume significati ancora più profondi.

Esempi eclatanti di queste esultazioni sono sicuramente le braccia aperte di Cristiano Ronaldo, il mitra di Gabriel Omar Batistuta o l’aeroplanino di Vincenzo Molletta.

Da oggi anche il balletto di Dries Mertens con mani chiuse e lingua fuori sarà eternato nella realtà del videogioco EFootball grazie alla Konami (sponsor ufficiale del Napoli).

Ma qual è il significato dietro questo gesto?

L’esultanza è una dedica ad uno storico magazziniere del Napoli e grandissimo amico di “Ciro”: Tommaso Starace.

Un’esultanza amata da tutti i tifosi napoletani, ma anche dagli stessi giocatori che non poche volte l’hanno riproposta in spogliatoio.

Così anche il balletto di Mertens entra nel podio delle esultanze del Napoli, affiancata dai saltelli e le braccia alzate del D10S Maradona e la cresta alta di Marek Hamsik.