Piennolo del Vesuvio, gli Straordinari Pomodorini Made in Campania!

Uno dei prodotti più apprezzati dell’agricoltura campana è il piennolo del Vesuvio, una qualità di pomodorino coltivato nell’agro vesuviano, in provincia di Napoli, in un territorio che comprende 18 comuni.

Il pomodorino Piennolo del Vesuvio può essere, infatti, coltivato solo a trecento metri sopra al livello del mare in una terra ricca di sali minerali e per la quale il vulcano è di cruciale importanza.

Si è guadagnato per questo motivo l’etichetta DOP, aprendosi la strada per diventare uno dei prodotti più riconoscibili dell’agricoltura campana.

Tra storia e leggenda

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La leggenda legata al piennolo del Vesuvio è davvero molto affascinante.

Si narra infatti che Napoli sia stata creata da Lucifero rubando un pezzo di terra dal Paradiso. Ma la terra, dopo essere stata toccata dal diavolo, divenne arida e secca. Gesù pianse così tanto alla vista di quel pezzo di terra sottratto al Cielo che le sue lacrime, cadendo sulla terra sterile, la resero così fertile da dar vita al saporito pomodorino.

Ma questa è solo una bellissima e affascinante leggenda mente la storia vuole che il pomodoro, originario del Sud America, sia arrivato in Europa con Cristoforo Colombo dapprima come pianta medicinale e che soltanto nella metà del XVIII secolo si iniziò ad usarlo come ingrediente in cucina.

Nel  XVI secolo il pomodoro entrò nella cucina napoletana con il nome di “mela d’oro” o “pomo d’oro” e ne diventò di lì a poco uno dei prodotti più riconoscibili e tradizionali.

Ma la coltivazione del Piennolo sulle falde del Vesuvio risale al 1885, comprovata da testimonianze tramandate da documenti storici di autori di rilievo come Francesco De Rosa e il prof. Marzio Cozzolino della Facoltà di Agraria di Portici che descrisse perfettamente i metodi di produzione del piccolo pomodorino fornendo anche un piccolo studio su quanto questo pomodorino fosse diventato poi in realtà rilevante per l’economia locale.

L’origine del nome

Il nome “piennolo” deriva dalla tecnica di conservazione che vuole che i pomodorini raccolti tra luglio ed agosto vengano legati a grappoli, a “piennoli” appunto,  cioè sistemati in un unico grande grappolo e conservati in luoghi asciutti e ventilati.

Camminando per le vie di tutta la Campania durante la stagione calda possiamo vedere questi pomodorini appesi fuori dai balconi, a fare una sorta di stagionatura.

Il pomodoro, a questo punto, inizia una lenta e lunga maturazione che comporta la perdita del liquido di vegetazione.

Il pomodorino quindi diventa meno turgido, la pelle si raggrinzisce e il colore rosso naturale si accentua.

Con questa tecnica i piennoli del Vesuvio possono essere conservati fino alla primavera successiva e utilizzati nelle numerose ricette della cucina napoletana e campana che prevedono proprio il ricorso a questo ingrediente.

Ricetta

Il famoso scrittore Luciano De Crescenzo descrive così l’entrata del pomodoro nella cucina napoletana:

“La scoperta del pomodoro ha rappresentato, nella storia dell’alimentazione, quello che, per lo sviluppo della coscienza sociale, è stata la rivoluzione francese”.

Questa frase, che è un po’ la quintessenza del pensiero di De Crescenzo, racchiude in sé l’importanza della presenza del pomodoro nella tradizione culinaria partenopea e di come sia impossibile farne a meno.

Per gustare appieno il sapore di questo delizioso pomodorino bisogna utilizzarlo come ingrediente per ricette semplici, veloci, che necessitano di pochissimo tempo di cottura.

E’ in queste condizioni, infatti, che il piennolo del Vesuvio sprigiona tutti i suoi profumi e i suoi sapori lasciando in ogni ricetta un gusto inconfondibile.

Oggi utilizzeremo il pomodorino nelle ricetta degli spaghetti al pomodoro, un primo piatto semplicissimo e così veloce da preparare che bastano i soli minuti del tempo di cottura della pasta per realizzare un capolavoro della cucina partenopea.

Ingredienti

  • 400 g di spaghetti
  • 600 g di pomodorini piennolo del Vesuvio
  • 1 spicchio di aglio
  • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 4 foglie di basilico fresco
  • sale

Preparazione

La prima cosa da fare è lavare con cura i pomodorini e asciugarli con un canovaccio pulito.

Li mettiamo dentro una ciotola e li spacchiamo a metà togliendo anche il picciolo.

Per i napoletani veraci questo passaggio deve essere fatto direttamente in pentola “scamazzandoli”  (in italiano “spaccandoli”) con le mani al momento di essere aggiunti in padella. Un’usanza, questa, dell’antica cucina povera dove le mani erano lo strumento più utilizzato per sezionare gli ingredienti.

In una padella versiamo l’olio extravergine di oliva e lasciamolo scaldare, uniamo lo spicchio di aglio spellato e sminuzzato e lasciamolo soffriggere.

Se non amate avere l’aglio sotto i denti potete aggiungerlo intero p poi toglierlo una volta soffritto.

Appena sarà dorato aggiungiamo i pomodorini e un pizzico di sale poi copriamo la pentola e lasciamoli cuocere per circa 16/18 minuti a fiamma vivace o fino a quando non inizieranno a sfaldarsi.

Di tanto in tanto mescoliamoli in modo da non farli attaccare alla pentola intanto che continuano ad asciugarsi.

In una pentola alta aggiungiamo abbondante acqua e mettiamola a bollire. Appena pronta versiamo gli spaghetti e una manciata di sale grosso.

Lasciamoli cuocere molo al dente poi trasferiamoli nella padella con il pomodoro aggiungendo un mestolo di acqua di cottura.

Questo passaggio è importantissimo se vogliamo che gli spaghetti assumano lo stesso aspetto e lo stesso sapore della vera ricetta napoletana in quando, amido sprigionato dalla pasta nell’acqua di cottura fa si che il sughetto assuma una consistenza cremosa e morbida.

Facciamo mantecare gli spaghetti per qualche minuto aggiungendo le foglioline di basilico dopo averle lavate ed asciugate per bene. Serviamo questo primo piatto caldissimo, appena terminata la cottura.

Le altre ricette

Il realtà il Piennolo può essere utilizzato in un numero enorme di ricette ed è il vero protagonista della cucina napoletana, soprattutto quando si parla di primi. Se ne aggiungono un paio alle paste a base di frutti di mare, come quelli ad esempio alle vongole o alle cozze.

È in grado di sprigionare, e questa è una cosa che sanno bene i fortunati che hanno potuto assaggiarlo, un sapore assolutamente unico, migliorato anche dalla procedura di parziale essiccazione che ne concentra ancora di più le sostanze.