Molti spettatori in Italia si accorgono di una cosa molto semplice, ma allo stesso tempo frustrante. Un programma TV è disponibile negli Stati Uniti, in Germania o in Francia. In Italia no. Oppure arriva mesi dopo. A volte anni dopo. In altri casi non arriva mai.
Capire come funziona questo meccanismo aiuta a interpretare meglio perché esistono cataloghi streaming diversi, perché alcuni titoli diventano contenuti TV bloccati in Italia, e perché le piattaforme offrono esperienze così differenti da un Paese all’altro.
Secondo un rapporto di Ampere Analysis, oltre il 60% dei contenuti presenti sulle principali piattaforme di streaming varia in modo significativo tra un mercato nazionale e un altro. Questo significa che due utenti della stessa piattaforma, ma in Paesi diversi, vedono due cataloghi profondamente differenti.
La base di tutto sono i diritti di licenza televisiva. Quando una serie o un programma TV viene prodotto, i diritti non vengono venduti “in blocco” per tutto il mondo. Vengono venduti per territori. Paese per Paese. A volte anche per aree linguistiche.
Questo significa che una piattaforma può avere il diritto di trasmettere una serie in Spagna, ma non in Italia. Oppure in Canada, ma non in Europa.
I produttori fanno così per una ragione economica. Vendendo separatamente i diritti per ogni territorio, possono massimizzare i profitti. Ogni mercato ha un valore diverso. Ogni Paese ha una capacità di spesa differente.
Il risultato è chiaro:
Da qui nascono molte delle limitazioni territoriali dei media che gli utenti incontrano ogni giorno.
Gli accordi di distribuzione regionali stabiliscono chi può trasmettere cosa, dove e per quanto tempo.
Un esempio semplice: Una rete televisiva italiana può acquistare in esclusiva i diritti di una serie americana per l’Italia. In questo caso, nessuna piattaforma di streaming potrà offrire nel nostro Paese fino alla scadenza di quell’accordo.
La serie sarà visibile:
Questo crea differenze evidenti nei cataloghi streaming diversi. Non è una questione tecnica. È una questione legale.
Secondo dati di Statista, oltre il 45% dei contenuti premium in Europa è ancora legato a contratti di esclusiva con emittenti locali. Questo limita fortemente la distribuzione simultanea sulle piattaforme digitali.
I blocchi geografici online sono la conseguenza pratica di questi accordi.
Quando una piattaforma rileva che un utente si collega dall’Italia, controlla quali contenuti ha il diritto di mostrare in quel territorio. Se un titolo non rientra negli accordi per l’Italia, viene nascosto.
Non perché il contenuto non esiste. Non perché sia tecnicamente impossibile. Ma perché mostrarlo violerebbe un contratto.
Questo meccanismo prende il nome di restrizioni geografiche streaming ed è uno standard globale nel settore dei media.
In pratica, Internet è globale. I diritti televisivi no.
Molti contenuti TV bloccati in Italia non sono bloccati per sempre. Sono bloccati perché il mercato televisivo locale ha già acquisito quei diritti.
In Italia esiste ancora un forte sistema televisivo tradizionale. Le reti generaliste e le pay TV investono molto nell’acquisto di serie internazionali. Questo rende il mercato italiano competitivo, ma anche più complesso per le piattaforme streaming.
Un file di piccole dimensioni non può essere utilizzato per offrire questo servizio, quindi è una priorità. E una questione contrattuale a priori.
Cosa dovrebbero fare gli utenti? Forse la soluzione migliore è utilizzare un server VPN VeePN in un altro paese. VeePN consente di scegliere tra migliaia di server in altri paesi per guardare contenuti in tutto il mondo.
Le differenze tra piattaforme streaming derivano proprio dalla loro strategia di acquisto dei diritti.
Alcune puntano su:
Altre si basano di più su:
Per questo una serie può essere presente su una piattaforma in Germania, ma su un’altra in Italia.
Secondo uno studio, in Europa il tasso di sovrapposizione dei cataloghi tra piattaforme è inferiore al 35%. Ciò significa che oltre il 65% dei contenuti varia da servizio a servizio e da Paese a Paese.
La protezione dei diritti d’autore è uno dei pilastri del sistema.
Ogni contenuto è un bene economico. Ogni visione genera valore. Ogni territorio ha regole proprie.
Se una piattaforma distribuisse un programma fuori dal territorio autorizzato, violerebbe la legge sul copyright. Le sanzioni possono essere molto pesanti, sia a livello economico che legale.
Per questo le aziende preferiscono limitare l’accesso piuttosto che rischiare cause internazionali.
I contenuti on demand regionali sono un compromesso.
Le piattaforme cercano di adattare i cataloghi al gusto locale.
Aggiungono:
Questo aumenta la rilevanza per il pubblico nazionale, ma riduce l’uniformità globale del servizio. Ogni catalogo diventa uno specchio del mercato locale, non una copia del catalogo internazionale.
La presenza di cataloghi streaming diversi non è un difetto del sistema. È una sua caratteristica strutturale.
Finché i diritti continueranno a essere venduti per territorio, le piattaforme dovranno adattarsi. Finché esisteranno accordi di esclusiva nazionali, alcuni contenuti resteranno invisibili in certi Paesi. Finché il mercato sarà frammentato, anche l’offerta lo sarà.
Immaginiamo una serie prodotta negli Stati Uniti.
Risultato:
Tre Paesi. Tre situazioni diverse.
Comprendere questi processi aiuta a:
Le restrizioni geografiche dello streaming non sono una barriera culturale. Sono una conseguenza diretta della struttura commerciale dell’industria audiovisiva.
La ragione per cui alcuni programmi TV sono disponibili in altri Paesi ma non in Italia è legata a un sistema preciso:
Questo sistema genera:
Capirlo non rende tutto più semplice. Ma rende tutto più chiaro. E soprattutto aiuta a leggere le differenze tra cataloghi non come un’ingiustizia, ma come il riflesso di un mercato globale ancora profondamente diviso per confini nazionali.
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