Palazzo Firrao, Napoli: Origine e Storia dell’Edificio Signorile

Foto Due Sicilie - Magna Grecia

Palazzo Firrao si trova a Napoli all’inizio di Via Costantinopoli, al n.98, poco distante dal primo arco di port’Alba.

Fu edificato nel 1500, e il proprietario, il principe di Conca, vendette l’immobile al Barone di Marigliano, il quale morì poco più tardi, lasciando l’immobile al figlio minore, in eredità.

I tutori del bambino preferirono vendere a loro volta, e subentrò l’uomo che trasformò quella casa in Palazzo Firrao.

Palazzo Firrao: Origine e Storia

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Edificato ai primi del Cinquecento, non si è mai potuto risalire all’architetto che per primo lo realizzò.

Si è propensi a ritenere che su un progetto di Cosimo Fanzago vi abbiano lavorato Jacopo Lazzari e suo figlio Dionisio.

Acquistato il palazzo risalente alla seconda metà del Cinquecento, Cesare Firrao decise di rimodernarlo secondo le caratteristiche delle opere di quel tempo.

Questo, a dimostrazione della sua posizione di rilievo nell’ambito del Regno.

Jacopo Lazzari e suo figlio realizzarono essenzialmente la facciata, ricca di simbolismi, che si innalza su una base in piperno, con tre finestre per lato, che fiancheggiano il portone.

L’ultima finestra per ogni lato, divenendo nicchia, contiene una statua di figura femminile, che si presume sia una copia di originali esemplari del periodo romano.

Durante la rivoluzione di Masaniello il palazzo rischiò di andare a fuoco per l’odio della popolazione nei confronti del principe di Sant’Agata.

Ma il cardinale Filomarino lo salvò, facendo notare ai rivoltosi la presenza nella facciata del busto di Carlo V, fonte di tali benefici al popolo, da essere intoccabile.

Palazzo Firrao a Napoli: Descrizione

L’intero apparato decorativo della facciata è in piperno e marmo pregiato mentre i paramenti murari sono in mattoni pieni.

La facciata si compone di quattro livelli; si innalza su una base di piperno intervallata, ai piani terra e primo, da sei paraste bugnate con capitelli ionici.

Le tre finestre per lato al pian terreno sono sormontate da timpani spezzati mentre al primo piano sono in cornici cinquecentesche.

Le due finestre, agli estremi destro e sinistro del pian terreno, contengono, ciascuna, una statua femminile.

Le finestre del primo e del secondo livello sono disposte in simmetria con il portale, composto da due enormi lesene sormontate da un timpano spezzato.

Al di sopra del portale troneggiano due figure, di Jacopo Lazzari, di stampo classicheggiante: la “Magnanimità”, poggiata su un felino mentre imbraccia una cornucopia, e la “Liberalità” anch’essa dotata di cornucopia ed accompagnata da un’aquila.

Il piano nobile

Il piano nobile si sviluppa su un’altezza di nove metri e presenta sette finestre rettangolari (di cui due con balconi risalenti al cinquecento) intervallate da otto panoplie decorate con trofei militari.

Le finestre sono sormontate da timpani spezzati con clipei con busti marmorei della casata Asburgo, scolpiti da Giulio Mencaglia.

Da sinistra a destra rappresentano: Filippo IV, Filippo II, Ferdinando II, Carlo V, Ferdinando III, Filippo III e Carlo II.

Alcuni di tali busti mascherano piccole finestre semicircolari.

Ai lati, otto lesene si allargano in alto verso capitelli che sorreggono, al livello superiore ed ultimo, degli elementi allegorici.

Si tratta di due leoni rampanti sopra corone, e due tralci di vite e due cavalli rampanti.

Ognuna delle basi, su cui poggiano tali elementi, reca dei cartigli con un gruppo di parole che formano la seguente oscura locuzione:

 «GENROSVM INDIGET HIC MEDIVM ET LABORAT PETERET NEVTRVM VTRI NOVI VINO ILLA FINIS PROEMIVM ASTRA VULGARE»

L’ultimo livello presenta sette finestre ad arco tondo ed è coronato da un cornicione a mensole fortemente aggettante.

Tutti tali elementi risalgono all’edificazione cinquecentesca.

All’interno del palazzo Firrao, si può ancora ammirare lo scalone cinquecentesco nell’ala sud.

Esso prospetta sul cortile con tre aperture per piano costituite da una finestra architravata e due archi ai lati.

L’apertura della scala al piano terra è sormontata da una pensilina in ferro battuto con ricchi motivi ornamentali tardo-ottocenteschi.