Palazzo Cellamare a Napoli: Origine, Storia, Dove si Trova, Curiosità

Foto by Instaura

Palazzo Cellamare a Napoli è un edificio monumentale non soltanto per la sua importanza storica ma anche, più impropriamente, per la sua imponenza.

Svetta su via Filangieri e via Chiaia con due facciate differenti e con il portale di ingresso progettato nel 1726 da Ferdinando Fuga.

E’ chiamato anche palazzo Francavilla, e si trova precisamente nel quartiere San Ferdinando.

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Da via Chiaia appare come un palazzo fortificato con il mezzanino a scarpata in bugnato liscio, mentre la facciata su via Filangieri è concepita come un prospetto di un palazzo nobiliare del Settecento.

Palazzo Cellamare a Napoli: Origine e Storia

Il Palazzo Cellammare fu costruito nei primi decenni del 1500 per volontà dell’abate di Sant’Angelo di Atella Giovanni Francesco Carafa.

L’abate era desideroso di avere una casa confortevole in campagna, e all’epoca quest’area era davvero verdeggiante.

Era evidentemente un lusso per pochi.

Gli successe a palazzo, suo nipote Luigi Carafa nel 1531 che commissionò all’architetto Ferdinando Manlio, il restauro completo dell’intero edificio.

Il rifacimento vesti il palazzo di un più fresco stile cinquecentesco.

Durante i moti insurrezionali di Masaniello, il Palazzo Cellammare venne preso d’assalto dai campeggiatori rivoluzionari.

Successivamente, divenne luogo di degenza per gli ammalati di peste nel 1656 trasformandosi in un Lazzaretto.

Con la morte dell’ultimo principe di Stigliano, il palazzo fu consegnato allo Stato.

il Settecento

Nel Settecento gli successe alla guida il duca genovese Antonio Giudice, principe di Cellammare e duca di Giovinazzo.

Egli acquistò il palazzo e dette vigore all’edificio avviando un’intensa opera di ammodernamento sotto la direzione artistica dell’architetto Giovan Battista Manni.

L’intervento più significativo fu per volere di suo fratello Nicola Giudice che nel 1729 fece realizzare da Ferdinando Fuga una serie di opere.

Tra esse, si evidenzia il possente portale d’ingresso al cortile, in pieno stile Barocco napoletano.

La mano di Ferdinando Sanfelice (autore del celebre palazzo Sanfelice detto dello Spagnolo) si nota nel portale a linee spezzate interno all’edificio che conduce al monumentale scalone.

Di Giovan Battista Nauclerio è invece la bellissima cappella della Vergine del Carmelo, che egli realizzò nel 1727.

Palazzo Cellamare, Particolare dello Scalone Interno – Foto by Arch’è Napoli

Nella seconda metà del Settecento, palazzo Cellamare fu dimora del principe di Francavilla Michele Imperiali che rese magnifico il palazzo.

Egli commissionò le decorazioni delle sale con scene mitologiche e allegorie da artisti locali come Giacomo del Po, Pietro Bardellino, Giacinto Diano e Fedele Fischietti.

Famosa fu la sua Quadreria, invidiata da tutti i grandi collezionisti e dagli antiquari del suo tempo.

Francavilla organizzò lì feste, balli, e grandi ricevimenti.

Anche Benedetto Croce descrisse il principe.

Lo definì un «nobile e ricchissimo signore … magnifico e generoso, divenne il centro dell’alta società napoletana».

Numerosi furono gli artisti che lo fregiavano del loro talento, lasciando un segno indelebile fra le pareti di Palazzo Cellammare.

Fra essi: Torquato Tasso, Caravaggio (ultima dimora prima di morire a Porto Ercole) Goethe, Angelica Kauffmann, Casanova, Jakob Philipp Hackert, Basile e Renato Caccioppoli che qui si suicidò nel 1959.

Il Giardino di Palazzo Cellamare

Il palazzo dispone sul retro anche di un vasto giardino, presente sin dalla metà del XVI secolo.

Nel corso dei secoli il giardino ha visto prima un’espansione dello spazio verde, con Michele Imperiali come affittuario.

Poi, assistette a una riduzione dello stesso, avvenuta quando si intensificò l’urbanizzazione di quell’area durante l’Ottocento.

Infatti si rimossero due dei tre giardini che caratterizzavano Palazzo Cellamare.

Il giardino dispone al centro alcuni frammenti di una fontana realizzata da Giovanni da Nola.

I saloni di rappresentanza, infine, sono stati affrescati da pittori locali come Giacomo del Pò, Pietro Bardellino, Giacinto Diano, Fedele e Alessandro Fischetti.

Nel 1948 si apri in alcune cave di tufo al di sotto del palazzo (usate a suo tempo per reperire i materiali di costruzione dell’edificio) il “cine-teatro Metropolitan”, su progetto dell’architetto Stefania Filo Speziale.

Il cinema, famoso per essere il più capiente della città (circa 3000 posti) è stato riaperto negli anni duemila dopo un lungo periodo di chiusura e riadattato a seguito di specifici lavori.